INDICE
| INDICE | Lettera del Parroco |
| Cronaca | |
| Andar per sentieri | |
| Le scuole di Arogno nell'ottocento | |
| Offerte | |
| L'angolo della lettura |
|
La
lettera del parroco IL
TEMPO PASQUALE SUSCITI IN NOI LA SPERANZA. Care
sorelle e cari fratelli, Il
tempo pasquale che viviamo in questi giorni viene introdotto dalla stessa
liturgia, con la presentazione dei vari incontri con Cristo risorto, che
costituiscono un invito ad approfondire il suo messaggio e ci stimolano a
imitare il cammino di quanti lo hanno riconosciuto in quelle prime ore
dopo la risurrezione. Così
dalle pie donne e da Maria Maddalena siamo stimolati alla sollecitudine
nel portare l’annuncio del risorto ai discepoli (Cfr Lc 24, 8-10). L’apostolo
che Gesù amava testimonia invece in modo singolare come proprio l’amore
riesca a vedere la realtà indicata dai segni della risurrezione: la tomba
vuota, l’assenza del cadavere, i panni funerari piegati. L’amore vede
e crede, e spinge a camminare verso Colui che porta in sé il pieno
significato di ogni cosa: Gesù, vivente per tutti i secoli. In
Lui risorto tutta la vita risorge: ecco la buona notizia che tutti noi
possiamo recare al mondo e al nostro paese, innanzitutto mediante la
testimonianza resa mediante la nostra propria vita. Gesù
ha molte cose da spiegare a proposito del suo e del nostro destino.
Soprattutto rivela che ogni esistenza umana deve passare attraverso la sua
Croce per entrare nella gloria. Il dono dello Spirito Santo ci aiuterà a
capire questo tempo pasquale con la preghiera unanime, con la frazione del
pane e la condivisione fraterna. Lasciamoci, perciò, conquistare dal
fascino della risurrezione di Cristo. La Vergine Maria, durante il mese di
maggio, ci aiuti a gustare pienamente la gioia pasquale: una gioia che,
secondo Cristo, nessuno potrà mai toglierci e non avrà mai fine (Gv
16,23). Un
caro saluto a tutti voi fratelli e sorelle in Cristo, giungano alle vostre
famiglie i più fervidi auguri di pace e di gioia nel Signore. Con affetto don Orlando
CRONACA
Dopo
la nevicata di Natale, le Feste passate in famiglia e le vacanze, per chi
ha avuto la fortuna di poterle fare, come dice il detto popolare
“l’epifania tüt i fest ja
porta via” dopo i Re Magi si è ritornati alla vita di sempre. Forse
non ci abbiamo fatto caso, ma abbiamo iniziato proprio quest’anno il
nuovo millennio e siamo entrati ufficialmente nel nuovo secolo, il 21°. A
Roma, la cristianità ha concluso ufficialmente, con la chiusura della
Porta Santa, anche l’anno giubilare che è stato molto ricco di
opportunità di incontro col prossimo,
con se stessi e con Dio. C’è la speranza che gli stimoli
ricevuti in quest’anno Santo possano, piano piano, diventare sempre più
parte integrante di noi stessi e delle nostre comunità e portarci verso
un modo di vita più consono all’insegnamento evangelico e in definitiva
verso un mondo migliore. Spariti
tutti i segni natalizi comprese le vetrate delle scuole decorate da parte
dell’assemblea genitori (e non dei maestri come erroneamente
comunicato), ci si è incamminati fiduciosi verso il nuovo anno. Sabato
20 gennaio, Concerto di gala della Filarmonica di Arogno in onore dei soci
contribuenti, sostenitori, onorari e delle Autorità. La banda ha
presentato al suo pubblico brani musicali di diverso genere ed epoche, a
partire dalla sempre gradita ouverture dal Nabucco di Giuseppe Verdi
(nel centenario della morte di questo grande compositore), a Màhrischer
Tanz no. 5, del compositore ceco Frantisek Manas (in ricordo della
trasferta della Filarmonica di Arogno, nel 1989, nell’allora denominata
Cecoslovacchia), a Convergents di Franco Cesarini (brano presentato nel
1991 alla Festa Federale di Musica a Lugano) a Twinkling Flutes di Richard
Cornelio (“flauti scintillanti” con soliste al flauto traverso Claudia
Bagutti e Carmen Premoli), a Singapura Suite di Jan Van der Roost
(compositore olandese molto conosciuto nell’ambito della musica bandistica)
a Tarzan di Phil Collins (colonna sonora dall’omonimo film, imperniato
soprattutto sulle percussioni) e qualche altra marcia brillante. Teatro,
almeno questa volta, stracolmo di appassionati di musica bandistica venuti
anche da fuori paese. Bella prestazione della nostra banda che è sempre
seguita da tanti collaboratori ed estimatori. Festeggiato il presidente
sig. Alfredo Lanfranconi (Bin) per il suo trentesimo di presidenza della
Società Filarmonica di Arogno. Presente da parte della Federazione
Bandistica Ticinese il sig. Ettore Draghi, che oltre a congratularsi con
maestro, musicanti e presidente, consegnava i libretti della Federazione
Bandistica Svizzera ai nuovi allievi entrati di recente a far parte della
banda che sono Vasco Lenzi (clarinetto), Laura Ragozzino (clarinetto),
Elias Pesenti (tromba) e Nicola Tantardini (corno). Al concerto faceva poi
seguito il ballo familiare che contribuiva a mantenere simpatica la
tradizionale ‘Festa da la müsica”. La
commissione culturale, particolarmente attiva in questi periodi, ha
pensato di organizzare all’Opera Pia, che la parrocchia ha concesso ben
volentieri e gratuitamente, delle serate di ascolto guidato rivolto ai
musicofili del paese. La
prima serata ha avuto luogo il 25 gennaio con l’ascolto di brani
classici dedicati al flauto e presentati
in modo coinvolgente da un flautista professionista il quale ha
avuto modo anche di farci ascoltare alcuni piccoli pezzi suonati, dal
vivo, con flauti di epoche diverse. Oltre una ventina le persone presenti
che si ritroveranno regolarmente tutti gli ultimi giovedì del mese. Gli
organizzatori fanno notare che il gruppo è aperto e che se ci fossero dei
nuovi interessati basta che questi si presentino alle prossime serate (di
regola l’ultimo giovedì del mese), saranno sicuramente i benvenuti. Inizio
di febbraio all’insegna della festa della Madonna del Rosario per chi
vive ad Arogno, ma, si sa che la preparazione di questa festa paesana da
parte dei volontari che si sobbarcano l’onere dell’organizzazione,
parte da molto lontano. Quest’anno c’è stata anche la novità dell’
illuminazione della statua della Madonna esposta, grazie ad un nuovo
impianto temporizzato che è stato offerto dal nostro presidente. La
prima settimana di febbraio è stata caratterizzata da mattinate gelide (i
“dì dala merla” sono giunti un po’ in ritardo quest’anno!) e
pomeriggi chiari con un sole debole che riusciva a malapena a temperare il
freddo pungente. Tempo di influenza che ha colpito anche il nostro Don
Orlando il quale ha dovuto disertare le nostre feste (come d’altronde il
nostro caro secrista Sergio alle prese con una gamba rotta), feste che
sono state celebrate dai fratelli del convento di Betania di Rovio. Le
cerimonie sono iniziate, come da tradizione, il giovedì sera con
l’esposizione della statua della Madonna, per terminare il lunedì con
la bella cerimonia della benedizione dei bambini alla una
(bell’incontro, con tanti bambini e canti accompagnati dalle chitarre
delle suore di Rovio che hanno animato la cerimonia) e la deposizione
della statua alla sera dopo la messa e la bella riflessione del celebrante
sul ruolo della Madonna alle nozze di Canaan. Domenica
4 febbraio, festa della Madonna in una giornata, come si suol dire,
radiosa e piena di sole che ha invogliato molta gente a partecipare. La
lunga processione, senza la statua della Madonna, si è dipanata lungo le
stradine del paese per il giro breve che tocca la Froo, piaza Valec, piaza
Granda, In Funt al Ghett, le scuole e lungo la “Strada dala
cuperativa” per ritornare di nuovo alla Froo passando dal SantAntonio e
quindi in Chiesa. Come sempre la nostra filarmonica ci ha accompagnato e
come di consueto ha marciato con in testa il suo gonfalone. Sarebbe da
valutare, per il futuro, la possibilità di “portare in processione”
il simulacro della Madonna e, se non proprio quella grande (per non andare
contro la tradizione che vuole si porti la Madonna ogni 7 anni), magari la
madonnina lignea come si faceva un tempo, prima del suo restauro. La
Madonna di Lourdes è stata ricordata con la recita del Rosario la
domenica 11 febbraio, giorno della prima apparizione, alla cappella di
Devoggio a Lei dedicata, mentre il mercoledì successivo don Orlando vi ha
celebrato la Santa Messa. Buona la partecipazione di fedeli ad entrambe le
celebrazioni. Un grazie al signor René Demaria che, gratuitamente ha
riparato la bussola scassinata da un vandalo sconosciuto. Anno
di crisi per il carnevale di Arogno. Ma come spesso accade le crisi sono
apportatrici anche di possibili rinascite ed è ciò che è successo
quest’anno. Chi si è occupato per tantissimo tempo
dell’organizzazione del carnevale si è sentito giustamente in dovere di
lanciare il classico sasso nello stagno (la ventilata soppressione di ogni
manifestazione) per smuovere le acque. Così vi è stata una prima presa
di coscienza del problema da parte di tutti che, si spera, si faranno
avanti pur di non lasciare finire nel nulla una manifestazione oramai
storica (in particolare il carnevale dei bambini, i “Zanet”).
La festa ha apportato qualche novità, che, forse, come tutte le
innovazioni, non ha avuto il consenso di tutti ma che ha avuto il pregio
di coinvolgere nuove persone e rilanciare il carnevale. Credo di
interpretare il pensiero dei miei compaesani dicendo grazie a chi
fin’ora si era occupato e preoccupato del carnevale e facendo gli auguri
di rito a chi si sobbarcherà il nuovo compito. 19
marzo San Giuseppe a Pugerna con la messa celebrata sulla piazzetta
antistante la chiesa e accompagnata dai canti liturgici delle nostre
“canterine” che per l’occasione si sono spostate in corpore nella
ridente frazione affacciata sul lago. Alla messa è seguito l’assaggio
dei noti tortelli di San Giuseppe innaffiati da un buon bicchiere di vino
o dalle bibite offerte da alcuni residenti. Il pomeriggio nel ristorante
“da Patrizia” si è tenuta la tradizionale tombola. Si
annota, il mercoledì 4 aprile, una lieve (fortunatamente) scossa
tellurica che pochi hanno percepito tanto era debole. Con
l’avvicinarsi della Pasqua i membri del consiglio parrocchiale hanno
pensato bene di ripulire il prato sottostante il cimitero, dai sassi e
dalle sozzure gettatevi durante l’inverno da qualche giovinastro in vena
di bravate. Si spera che questi
ultimi riflettano sugli atti compiuti poiché parecchi ciotoli e sassi
anche squadrati erano finiti sulla sottostante strada col grosso rischio
di causare anche gravi incidenti. Si è poi proceduto alla sistemazione
dei ciotoli rimasti dopo la posa dell’acciottolato sul sagrato e alla
potatura degli ulivi addossati al campanile. Domenica
delle palme all’insegna del bel tempo con una forte partecipazione di
fedeli che, un po’
infreddoliti, malgrado il sole, per la frizzante arietta che spirava da
nord, hanno assistito alla tradizionale benedizione e distribuzione del
simbolico ramo d’ulivo alla presenza di molti bambini che durante la
cerimonia hanno sventolato in continuazione lunghi rami di palma. Nel bel
mezzo della Santa Messa don Orlando ha presentato ai parrocchiani i
giovanissimi che riceveranno la prima comunione per il giorno della festa
della mamma. A
metà pomeriggio, nella chiesa parrocchiale e organizzato dal locale
gruppo di ascolto musicale c’è stato un intrattenimento con musiche
barocche scelte e presentate dal nostro dottor Marco Ferrera e intercalate
da letture bibliche e riflessioni scelte e lette da don Orlando. Buona la
partecipazione di pubblico e arricchente in tutti i sensi il programma. Martedì
10 aprile ci si è ritrovati
in quel di Rancate, alla Pinacoteca Züst per una visita guidata
dell’esposizione di Ex voto. La visita, organizzata dal consiglio
parrocchiale e alla quale hanno partecipato una trentina di persone, è
stata guidata in modo estremamente competente e chiaro da uno dei
curatori, il nostro concittadino e novello consigliere parrocchiale
professor Edoardo Agustoni che ha saputo stimolare la curiosità e
l’interesse dei presenti che hanno così potuto gustare
questa esposizione di ex voto, simboli di fede popolare, che vanno
dal 600 al 900 e nella quale sono esposti anche due nostri ex voto,
attribuiti al Colomba, lo stesso che ha dipinto i murali che si trovano
nella cappella dei Re Magi e quelli che si trovano, purtroppo in attesa di
restauri, nella chiesetta di Val Mara. Mercoledì
santo all’Opera Pia ci si è ritrovati per l’oramai tradizionale cena
povera. Si sono trascorsi alcuni momenti in buona compagnia davanti ad un
piatto di minestrone o di minestra d’orzo casalinga. La serata è
iniziata con la lettura di un brano e con una rflessione da parte di don
Orlando ed è terminata con l’offerta volontaria che quest’anno è
stata devoluta per i restauri della chiesetta di Valmara. 12
aprile, Giovedì Santo, hanno inizio le celebrazioni pasquali con la
celebrazione dell’ultima cena di nostro Signore con istituzione
dell’Eucarestia e del Sacerdozio. Prolungato
suono delle campane prima del loro forzato silenzio in attesa della
resurrezione, poi don Orlando inizia la celebrazione seguito da un
discreto numero di partecipanti. Dopo il Sanctus si svolge la lavanda dei
piedi. Cinque fedeli, su invito del sacerdote, salgono davanti
all’altare e don Orlando lava loro i piedi, li asciuga e li bacia in
segno di umiltà e di servizio. “Come Io il Maestro lavo i piedi a voi,
cosi voi in segno di umiltà e per amor mio dovete essere servi umili,
lavandovi i piedi fra di voi”. A turno i cinque fedeli hanno poi lavato
i piedi a don Orlando. Alla fine della Santa Messa don Orlando ha preso il Santissimo e lo ha portato nel tabernacolo ai piedi della Madonna. Si è proceduto ad una mezz’ora di adorazione con la recita del Santo Rosario e canti accompagnati dal suono della chitarra. Verso le 21 il Santissimo è stato riposto vicino alla Madre Sua. L’altare era deliziosamente guarnito di garofani rosa scuro e di tre vasi con splendide azalee rosa screziate portate da don Orlando stesso. Per contro l’altare maggiore senza paramenti e fiori e con la porta del tabernacolo aperta, appariva spoglio e deserto, come segno della morte del Signore. La cerimonia è stata
molto sentita e toccante. Purtroppo si è notata la quasi totale assenza
sia dei ragazzi che dei giovani della parrocchia. 13 aprile, Venerdì
Santo, unico giorno dell’anno nel quale non si celebra la Santa Messa.
Le campane sono mute. Alle
19.30 ha inizio la cerimonia religiosa del Venerdì Santo. Discreta
affluenza di fedeli, pochi giovani, pochissimi ragazzi. Per contro la
funzione è particolarmente sentita. Dopo due letture della Bibbia ha
inizio la lettura della passione di Nostro Signor Gesù Cristo. Si
prosegue con l’adorazione della Croce portata dal sacerdote in mezzo
alla chiesa e adagiata su cuscini color rosso porpora, con attorno due
candelabri accesi e ai piedi un fiore color viola. I
fedeli a turno si avvicinano, si inginocchiano su un cuscino, pregano un
attimo, baciano il Crocifisso. In sottofondo un inno alla misericordia. Si
procede poi ad una parte molto toccante: quella delle diverse preghiere
per il mondo intero, per i sofferenti, per i non credenti, per il papa ed
il clero, per i non cristiani, per gli ebrei… Al
termine della cerimonia la recita del Padre Nostro e la distribuzione
della Comunione. seguita da un ultimo canto. Si
spengono i ceri ed i lumi, mentre il Crocifisso viene lasciato adagiato in
mezzo alla chiesa per il giorno dopo, sabato santo, affinché ognuno possa
fargli visita e manifestargli il proprio amore e ringraziamento per averci
salvato con la Sua morte. 14 aprile, Sabato Santo.
La veglia pasquale ha inizio alle ore 21.00. La
chiesa è tutta buia. Sul sagrato Severino Devecchi (che da Ginevra tutti
gli anni viene nel suo paese a svolgere questo compito) ha provveduto ad
accendere il fuoco nell’apposito aggeggio. C’è un vento freddo e
forte. La gente è infreddolita e si è ritirata in chiesa. Ha
inizio la cerimonia. Bisogna uscire all’aperto, don Orlando esce
portando il Cero pasquale mentre i fedeli prendono ciascuno una candelina.
Don Orlando prega e benedice il grosso cero pasquale e il fuoco che
crepita alimentato dal vento. Con il fuoco si accendono, pur con qualche
difficoltà causa il vento, le candeline che ognuno porta con sé. Quindi
si entra con i ceri accesi nella chiesa buia. Don Orlando intona un inno,
poi si accendono le luci e incomincia la celebrazione della Santa
Eucarestia. Questa sera la chiesa è stipata. Vengono
lette tre letture del nuovo e antico testamento, intercalate da canti. Si
procede quindi alla benedizione dell’acqua che riempirà i due
acquasantini. Don Orlando passa e benedice con l’acqua santa i fedeli
stipati nei banchi della chiesa. Al
canto del gloria vengono accese le quattro candele all’altar maggiore,
mentre si suonano le campane a distesa e in modo prolungato. La cerimonia
procede con preghiere e canti di gioia e alla fine don Orlando augura a
tutti Buona Pasqua in Cristo Risorto.
Andar
per sentieri
Questa
è una nuova rubrica del bollettino, che si prefigge di presentare e se
possibile descrivere e situare nel vissuto del paese, i sentieri siti
soprattutto sul nostro territorio comunale. I sentieri visti anche come
memoria storica, ma per far questo abbiamo bisogno della collaborazione di
tutti coloro che hanno vissuto o hanno sentito raccontare da loro
congiunti storie legate ai sentieri e ai luoghi toccati da questi. Senza
questa collaborazione sarà impossibile per uno che “viene da fuori”
come chi scrive, raggiungere gli obiettivi prefissati. Quindi (e mi
rivolgo soprattutto agli ultrasessantenni) vi chiedo di farmi avere in
qualsiasi forma (scritta o raccontata) qualche “storia” che a voi può
anche sembrare banale ma che sicuramente non lo è. Grazie per la vostra
futura collaborazione. 1.
Il sentiero per Bissone
Tragitto:
San Vitale – Pinca – Bissone – Piazz – San Francesco – Cügiaree
– Devoggio – Arogno. Tempo di percorrenza circa 2 ore e mezza. E‘una
camminata che si può intraprendere in qualsiasi stagione e anche senza
una grande preparazione fisica dato il dislivello poco pronunciato (400 m
in discesa e altrettanti in salita), adatta quindi a famiglie anche con
bambini. Dal
parco giochi del “Pasquee”, dove ai tempi l’incaricato comunale
riuniva giornalmente le capre di tutto il paese per portarle a pascolare
per tutta la giornata sulle falde del Sighignola, si prende la vecchia
mulattiera per Pugerna che parte dal piazzale davanti all’Opera Pia. Una
stradina caratteristica dei nostri paesi, col selciato e i muri a secco
che ti accompagnano riverberandoti sul viso il calore del sole; una
stradina che, quando la percorro in discesa, mi fa pensare a quella che
percorreva don Abbondio all’inizio dei Promessi Sposi prima
dell’incontro con i bravi di don Rodrigo. Giunti
a San Vitale e passati dietro la chiesina, s’impone una sosta prima di
scollinare e se ne approfitta per osservare il San Salvatore, Lugano il
monte Boglia e la corona di montagne retrostanti. Si
prende poi a sinistra della chiesa, c’è un cartello che segna il
sentiero, e si scende lungo la strada della “Pinca” fino a giungere
alla villa Masoni, bella costruzione dovuta all’architetto Ponti, che si
nasconde nel verde del bosco e dei pianori. La
Pinca era una masseria (ora non esiste più) che è stata abitata fino
all’ultima guerra e mi si racconta che l’ultima famiglia che vi ha
abitato era quella del Clemente Demaria (che tra l’altro fungeva da
sagrestano quando il titolare, signor
Guido Ferrari, era assente). Il latte che veniva prodotto in questa
masseria veniva portato a Campione e venduto al dettaglio nelle diverse
case dell’allora piccolo e non certamente ricco villaggio (il Casinò e
la ricchezza sono giunte più tardi). Si
continua sempre sulla stradina fino ad una biforcazione. Una strada
continua per Bissone mentre l’altra, a destra va verso Sciree e
Campione. Procedendo verso Bissone la strada diventa un sentiero, ben
tracciato, che attraversa boschi con alberi di alto fusto, soprattutto
castagni. Il sentiero è relativamente comodo, senza grandi pendenze e
piano piano ci porta a Bissone alta dove ridiventa strada, prima sterrata
e poi di quartiere. Bella visione del lago attraversato dal ponte-diga,
costruito da Pasquale Lucchini su un resto della morena del ghiacciaio
dell’Adda, una lingua del quale penetrando da Porlezza ha scavato il
solco nel quale si è formato parte del nostro lago. Dall’altra parte
del ponte risplende al sole del mattino la costa boschiva con Carona e
Melide, mentre dall’altra parte del lago si intravvede Poiana
all’ombra del San Giorgio. Bella visione si diceva ma quanto rumore! Ben
si comprendono le rimostranze fatte dalla popolazione del luogo al
presidente della Confederazione, quando ha visitato il villaggio
approfittando della sessione speciale delle camere federali a Lugano. Si
scende velocemente verso l’autostrada costeggiando case e villette coi
giardini ben curati ma, arrivati al cavalcavia pedonale che attraversa la
grande arteria di traffico, si prende a sinistra, quasi scappando verso il
bosco lasciandosi dietro i rumori di questa civiltà che fa della mobilità
un idolo moderno. Si
risale lungo la stradina tortuosa ridiventata sterrata, verso il traliccio
dell’alta tensione poi si prende il sentiero segnalato che porta a
“Piazzo”. Ci si inoltra nel bosco sempre innalzandosi gradatamente sul
sentiero zigzagante e lasciandosi dietro il rumore del traffico. Il
sentiero si spiana poi e attraversa piccole vallette su ponticelli in
legno per giungere gradevolmente in un pianoro dove una biforcazione
scende a Piazzo mentre procedendo diritto si seguono i nuovi segnali posti
su cippi esagonali in legno portanti l’indicazione strana del toponimo
San Francesco ( strana perché non l’ho trovata su nessuna cartina e
tantomeno è stata precedentemente usata dai nostri avi a detta del
maestro Rino che di queste cose se ne intende). Il sentiero, bello e
abbastanza comodo, sale ora gradevolmente ora ripidamente inoltrandosi in un bosco di alberi (tante
robinie) molto alti e molti dei quali sono caduti probabilmente a causa di
una tromba d’aria che vi si è abbattuta non molto tempo fa. Si arriva
così ad un altro cippo che
segnala la discesa verso il bacino di accumulazione delle aziende
industriali di Lugano, “al basin” dove viene convogliata l’acqua che
fuoriesce ai Böss e che servirà a produrre corrente elettrica per la
città di Lugano nell’officina sita sul fondovalle, a Maroggia (si noti
che quest’impianto è nato, su iniziativa di una società privata, per
produrre la corrente elettrica necessaria per il funzionamento della
funicolare del San Salvatore e che solo in un secondo tempo è stato
riscattato dalla città di Lugano). A questo punto (cioè al cippo) si può
procedere diritto nella macchia per un 200 metri, senza sentiero
tracciato, per arrivare dove il bosco è stato rasato, sotto la condotta
ad alta tensione, di lì si sale seguendo la condotta per giungere a “ Püs”
(dove si racconta si ritrovassero le streghe per i loro balli sfrenati) e
poi al sentiero che collega Cairora a Vissino. Se
invece al cippo si segue a destra il sentiero ben tracciato, in discesa,
si giunge al “basin” sopraccitato, dove fiancheggiando i due
manufatti, uno dei quali oramai in disuso, e prendendo la bella strada
sterrata che sovrasta la cantonale in zona “Abicc”, si arriva a “Cügiaree”.
Lì conviene schivare il traffico della strada cantonale che sale da
Maroggia prendendo il sentiero che scende a Devoggio e risalendo al punto
di partenza per la tranquilla strada comunale costeggiando prati e
vigneti.
Le scuole di
Arogno nell’ottocento
(terza parte) LE
STRUTTURE SCOLASTICHE 1.-Patriziato, Comune e Parrocchia Ad
Arogno, anche prima di Stefano Franscini, il Comune provvide ad una scuola
divisa in sezione maschile e femminile, dedicando numerose sedute
specialmente per reperire cappellani, maestri e maestre. La Parrocchia
destinava i cappellani principalmente alla scuola. Soltanto dopo quella
che chiameremo la scuola Franscini,
i cappellani vengono dirottati verso le Frazioni. Notevole l’attenzione
per reperire e arredare i locali e provvedere al materiale scolastico. 1880. 19 marzo “ si
decide di acquistare da Natale Imperatori di Lugano per la somma di
fr.20,90 due carte dell’Europa per
le scuole.” Il mese seguente il Dipartimento obbliga l’acquisto di una
carta della Palestina. Il
Cantone già allora chiedeva soldi in vista di una Scuola maggiore
consortile e il Comune tergiversa e si difende come può. “ Il 5 dicembre
1883 la Commissione cantonale della Società dell’istruzione pubblica
chiede al Comune il versamento di lire 15 ogni 100 abitanti per formare il
compimento dell’onorario della suddetta Scola. La Municipalità ha fatto
riflesso che la nostra Comune si trova in situazione tropa distaccata
dalli altri Comuni ed essendo in montagna sarebbe troppo incomodo alli
scolari di recarsi alla scola, ha risolto di portarsi all’assemblea che
si terrà quanto prima.” Per
aiutarsi nelle spese la Municipalità mette a disposizione le aule
scolastiche anche per organizzarvi feste da ballo imponendo una tassa di
fr.5.- Il 7 gennaio 1897, ad
esempio, si concedono ben due permessi: uno alla Società Giovanotti
Pugernesi (che bei tempi, quelli!) nella scuola di Pugerna, e l’altro a
Angelo Quadroni nella sala scolastica in Nebbia. 2.-
I privati A
persone private dobbiamo ascrivere diverse iniziative per nuove scuole: a)
la scuola elementare.
Fondata
da Andrea Colomba di Arogno il quale si fece ricco a Santo Domingo, per
questo era chiamato l’Americano. A sue spese aprì la strada tra Arogno
e Campione, istituì la scuola elementare dotandola di un fondo per
l’educazione gratuita di dieci fanciulli poveri. Pure a sue spese fece
fare l’orologio del campanile. b) la scuola di
disegno
Il
14 gennaio 1834, viene istituita una scuola di disegno di 4 mesi da
dicembre ad aprile. Scuola molto pratica per ragazzi dai 10 ai 20 anni,
un’anticipazione delle attuali scuole di arti e mestieri e per
apprendisti. Al posto di Don Giacomo Gianini che rinuncia ad insegnare, lo
stesso parroco don Evasio Cometta, per grande amore alla scuola e al
paese, prende in mano la scuola e sottoscrive di accettare il
regolamento scolastico del 1832.
Ogni
allievo paga 15 soldi al mese che sono lire cinque cantonali cadauno. Il
resto viene fornito dai Legati Andrea Colomba, Sartori Francesco e
Annamaria Tron.
c) una scuola privata. 1888.25
ottobre “ La Sign.ra Cometta Pacifica e Maini Virginia, in nome anche di
altri genitori, chiedono al Municipio l’uso della sala patriziale per
istallarvi una scuola privata e se vi fossero banchi della scuola
femminile a volerli cedere. Il Municipio chiede istruzioni al Dipartimento
della Pubblica Educazione.” 1888.17
novembre: “ Visto il rapporto della Delegazione scolastica che ha fatto
visita nella scuola femminile e trovando che le scolare che partecipassero
alla scuola privata non siano più di una ventina, necessita di due banche
che saranno trasferite. (ndr. Un po’ strettine, le povere privatiste!) d)
L’asilo infantile.
Il
18 maggio 1890 il verbale comunale nota “ da Perozini Regina ci viene la
domanda di aprire un Asilo infantile” E
il 15 giugno 1890:” si mette
all’asta la poca mobilia di
Rossi Giulia per lasciar libera la casa per usarla come Piccolo Asilo per
dei bambini.” e)
La scuola mista alla Cà nova
1892.9
febbraio “ Diversi cittadini della Canova chiedono l’istituzione di una
scuola mista in questa frazione.” Si farà tutto il possibile.
1893.
22 giugno “ Seconda richiesta da parte di 30 cittadini di Beretta,
Casanova e caseggiati chiedono venga accordata una scuola mista nella
frazione più comoda per tutti.” Anche questa richiesta viene sottoposta
all’assemblea dell’11 agosto 1894 che autorizza il Municipio a
trattare con il Dipartimento. 1895
2 ottobre, “
L’Ispettore autorizza sia trasferita la scuola mista alla Canova
dopo aver visto il locale e calcolato il numero degli allievi.” La
scuola trova sede in Nebbia, nella casa dove la famiglia di chi scrive
veniva nomade con il bestiame fin da Roncapiano, l’ultimo villaggio in
cima alla Valle di Muggio. La
scuola fa poca durata al Ruvers. Essa viene soppressa il 22 agosto 1898.
Il 27 ottobre 1898 “ i terrieri di Canova e dintorni reclamano per la
soppressione della loro scuola. Si risponderà che la stessa è stata
soppressa su consiglio dell’Ispettore e con l’approvazione del
Dipartimento della Pubblica Educazione, basato sul numero stragrande di
assenze arbitrarie “. Non
possiamo infine dimenticare la fondazione di tre legati: da
parte di altre tre persone private: Andrea Colomba – Francesco Sartori e
Annamaria (Nina) Tron. Col loro reddito si poté provvedere per molti anni
alla scuola e agli scolari più poveri del Comune. 3.-Lo
Stato La
costruzione di un palazzo scolastico
Il
24 ottobre 1835 la Commissione Cantonale di pubblica Istruzione invia al
Municipio di Arogno una circolare datata 7 ottobre 1835 “ per formare nella Comune una scuola elementare. Il Cantone mette a
disposizione 258 lire cantonali. Viene indetta un’assemblea per il 1
novembre dopo la messa bassa. L’Assemblea accetta “ tutto il contenuto
della lettera governativa”. La
formazione dei docenti.
Il
12 febbraio 1842 giungono dal Dipartimento vari dispacci tra cui “ un
decreto per rivedere e
migliorare il tenore delle leggi e dei regolamenti scolastici per ciò che
concerne gli Ispettori o visitatori delle scuole. Decreto della massima
importanza perché sia fondatta (sic!) una stabile istituzione per la
formazione di abili maestri di scuola di certo essendo la convenienza il
provedere la sorveglianza delle scuole maggiori in un modo più acconcio
di quello determinato dai vigenti regolamenti.” Non
so che cosa abbiano potuto capire i preposti alla scuola di Arogno, ma di
certo si sono convinti che la strada fin qui battuta doveva essere
proseguita con determinazione e coraggio nonostante tutto. La povertà e
la scarsezza di mezzi, infatti, restavano sempre un grande ostacolo anche
alla qualità dell’insegnamento.
Il 26 giugno 1887 il Municipio risolve:” visto il bisogno della scuola
femminile si risolve l’acquisto di una sedella di latta.” Nel
1891, il maestro Riva disposto a far scuola anche serale, chiede almeno
una lanterna per poterci vedere. Lascio
ad altri scoprire dove le lezioni di tutto un secolo venivano tenute prima
della costruzione del palazzo scolastico che è opera del novecento, ma i
locali a disposizione non erano certamente né sufficienti né idonei alla
bisogna. Non lo sarebbero nemmeno oggi, quantunque sistemati e
ammodernati. Non
ci si deve meravigliare se da qualche parte giunsero lamenti come l’8
agosto 1889 quando “ alcuni
cittadini protestano sulla deplorevole situazione della scuola femminile,
a causa della Maestra”. Così dicevano loro, ma la colpa sarà stata
proprio tutta e soltanto della maestra? Il
9 marzo 1877 l’Ispettore
scolastico Avv. Rossi comunica che”il Dipartimento Educazione ha
ritenuto il sussidio scolastico per la nostra scuola per non aver obbedito
agli ordini scolastici emanati da chi ha la legittima autorità di
prescriverli.” Il Municipio, forse pensando che si stava meglio quando
si stava peggio, ricorrerà contro questa decisione. GLI
SCOLARI DI AROGNO PRIMA
E DOPO STEFANO FRANSCINI In
una recente conferenza tenuta al Tusculum, un cittadino di Maroggia
raccontò con gioiosa ironia e divertenti
particolari, il suo timore e quello dei ragazzi del paese del lago alla
notizia che gli scolari di Arogno sarebbero scesi a Maroggia per
frequentare la scuola maggiore. Temevano l’avvenimento come una specie
di calata dei barbari. Era voce comune, infatti, che i ragazzi di Arogno
fossero montanari robusti e violenti e quindi il loro apparire costituiva
un pericolo da tenere in seria considerazione. Fortunatamente
– concludeva il conferenziere – le cose stavano diversamente e ci si
dovette convincere che anche
i ragazzi di Arogno non erano peggiori degli altri. Chi
ha vissuto l’esperienza scolastica a otto classi al di là del monte,
immagina che non dovesse essere molto diversa al di qua. Uno scolaro di
ottava, sia maschio che femmina, raggiungeva uno sviluppo fisico molto
pronunciato e la differenza coi giovani era relativa. Un
tale ragazzo sapeva già governare il bestiame, mungere, falciare,
portare pesi. La ragazza conosceva tutti i lavori di casa, sapeva
governare i fratelli e le sorelline minori e sostituire con sicurezza la
mamma in molte cose. Questo portava a una certa spavalderia e sicurezza
non frenata da un’esperienza adulta ancora mancante. Il confronto con i
maestri e specialmente con le maestre diventava spesso conflittuale e
risultava di pessimo esempio ai più piccoli che vedevano in loro il
modello e la forza. Siccome i lavori li portavano ad isolarsi ciascuno nei
propri ambienti, la scuola più della chiesa diventava luogo di incontro e
di aggregazione. Nella scuola di solito avevano origine le iniziative, le
congiure che sfociavano poi in bravate che allarmavano autorità e
maestri. Così già nel 1809, il 20 novembre
(cioè a scuole appena iniziate) il Municipio deve occuparsi di
ragazzate che potevano anche degenerare. “Essendo
stati fatti dei reclami a codesto ufficio municipale come li ragazzi in
tempo di notte vanno girando per il paese con tizoni di fuoco accesi per
cui il nostro paese trovandosi così poco sicuro per quelle positure di
stalle, cascine, fogliari, legnere che troppo è il pericolo d’incendio,
per codesto disordine perciò la Municipalità ha risolto ed ordina che da
oggi in avanti niuni eccettuati s’ardisca di andare per le contrade di
questo comune con simili tizoni o sia luchetti di fuoco sotto la pena di 1
fr. per ogni persona e cadauna volta.” Il
22 giugno 1834 trovo scritto: “dietro reclamo fazzo a questa municipalità
che si fanno leciti li figlioli andar per la campagna altrui a caturare
nidi di uccelli…per evitare questi abusi tanto dannosi, sotto la pena di
1 franco per ognuno figlio o figlia e per volta e la persona che paserà
li anni quattordici, franchi due per volta”. Anche
la scuola di Stefano Franscini stentò a instaurare un clima scolastico
meno bellicoso. Dobbiamo però onestamente
ammettere che si trattava di situazioni diverse da quelle che
turbano le scuole di oggi, specialmente quelle medie e superiori. Ma non
voglio approfondire il problema. Rilevo che si trattava piuttosto di
bravate che non recavano seri danni, ma soltanto servivano ad allarmare
gli adulti e soprattutto (non avendo molto altro) a divertire un mondo chi
le commetteva. Leggo
che il 24 novembre 1881 il maestro Achille Lucchini “chiede al Municipio che si puniscano gli allievi che lo hanno preso a
sassate.” Il Municipio
condanna i colpevoli a 24 ore di prigione che era sempre pronta anche per
loro nella sede del Comune. I
maestri si difendevano come potevano. Il 24 novembre 1888 la Delegazione
scolastica in corpore rassegna le dimissioni perché insultati dal marito
della Maestra Paola Cattoni certamente in difesa. Nel 1834 si reclama
presso la Municipalià “ che li
figlioli si fanno leciti di andar per la campagna altrui a catturare nidi
e uccelli. La multa è stabilita: un franco per ognuno figlio o figlia e
per volta e la persona che passerà li anni quattordici…franchi due per
volta” Nel 1873 si lamentano disturbi alle funzioni religiose; dieci
anni dopo (1883) furti di ciliege; dieci anni ancor dopo (1893) tiri di
sassi da parte di fanciulli ai fili del telefono che era una novità. Nel
1885 si pesca un Casellini che fa rotolare sassi in mezzo al paese e cose
del genere. Si
lamentano poi frequenti assenze dalla scuola che inducono le autorità
scolastiche a chiudere dopo pochi anni la scuola mista di Canova. In un
verbale dell’11 giugno 1899 si legge “
La Maestra Cattoni Paolina fa istanza affinché questo Municipio voglia
obbligare le allieve Merlo Emilia e Sartori Edmea a frequentare la
scuola”. Ricorderò
per concludere questo capitolo curioso, che nel 1883 “ la Delegazione
scolastica chiede di avvertire il Parroco onde dal pergamo abbia a
raccomandare ai genitori degli scolari onde abbiano a frequentare
assiduamente la scuola come pure chiede che vengano multati quei scolari
che senza permesso si assentano dalla scuola”. La
croce d’onore d’argento
Non
voglio concludere con queste note nere ma vi riservo sul finire la novità
che ha dell’incredibile. “L’11
febbraio 1865 il Sindaco Alessandro Manzoni consegna alla Municipalità
una croce d’onore d’argento che il nostro concittadino Francesco
Colomba, attuale direttore in capo della scuola araba francese di Algeri
(avete letto bene!) manda in dono alla scuola maschile di questo Comune
con sua lettera 23 gennaio u.s. La Municipalità ringrazierà.” N.B.
Questo verbale dovrebbe venir controllato perché contrasta con un altro
di 33 anni più tardi. Il 13 agosto 1898 il
segretario comunale scrive: “ si riceve una medaglia di bronzo dorato da
parte della Commissione centrale della festa (quale?) e si risolve di far
costruire un quadro per la decorazione della scuola maschile stata
conseguita dal defunto Giuseppe Colomba, cittadino che si distinse nelle
belle lettere in un ginnasio di Algeri.” Francesco
o Giuseppe? Non
ricordo dove ho saputo che la prima scuola di Arogno fu fondata da un
Colomba verso la fine del secolo decimosettimo. Se non é il
Colomba…arabo, Francesco o Giuseppe che sia, con tutta probabilità è
l’Andrea Colomba del Legato. LA
SCUOLA DI PUGERNA
Il
28 luglio 1874, il Municipio di Arogno riceve una lettera dal Comune di
Castagnola il quale chiede “di
costituire una scuola mista a Pugerna, comprendente gli scolari di
Caprino, sua frazione” Il
Consiglio di Stato con inconsueta celerità il 25 ottobre comunica la
decisione che sia aperta la scuola a Pugerna. Essa avrà la durata di 8
mesi. Se del caso il Consiglio di Stato potrà decretare una maggiore
durata.
L’11
luglio 1875 Achille Gobbi mette a disposizione un locale per la scuola. L’8
gennaio 1878 il Comune di Arogno stipula un contratto con i fratelli
Ferrari di Campione che per 15 anni affittano la loro casa
per la scuola consortile Pugerna-Caprino per fr. 75 annui. “La casa occupata è composta da una sala per la
scuola, una stanza per la maestra e la latrina” (dal verbale). Il
10 novembre 1884 il Comune paga fr. 9.80 a Venuto Casellini di Pugerna per
il tinteggio della scuola.
Tre
giorni dopo il Comune si occupa ancora della scuola. “ Visto che vi sia
il bisogno della presenza di un Delegato scolastico per la scuola
consortile Pugerna-Castagnola, affinché vegli tutti i regolamenti
scolastici, si nomina il signor Milesi Domenico fu Daniele, il quale farà
pure il guardiacaccia e il camparo.” Trovo
queste maestre insegnanti a Pugerna: 1880
Borgogna Maria di Arogno 1881
Boffa Graziosa di
Campione 1885
Antonia Cometta (Vigheta).
Dimissiona nel 1892 1890
Leonilda Bernasconi di Riva san Vitale 1891
Olimpia Gobbi
Refondini di Breno. Non
sono andato avanti ad indagare fin quando ha resistito la piccola scuola
di Pugerna. Penso alla manciata di case di Roncapiano che forniva 35 allievi a una scuola che ha
resistito fino all’ultima guerra. Oggi è il deserto. Tutta la Valle di
Muggio , con i suoi numerosi villaggi, non riesce a mettere assieme una
scuola di trenta allievi. Tutto
quello che posso fare è volgere un pensiero di simpatia a una schiera di
allievi, sacerdoti, maestri e maestre meravigliosi che nella loro povertà
e pochezza hanno saputo forgiarsi uno spirito gagliardo e ci mandano un
monito come sanno farlo coloro che non sono morti. Prego
che siamo ancora capaci di accoglierlo. (Fine)
d.w.
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DICONO CHE È RISORTO UN'INDAGINE SUL SEPOLCRO VUOTO
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