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INDICE

INDICE La lettera del parroco
Perché Dio lo permette?
Cronaca
La cappella della Madonna della sorgente a Calfaree
L'acqua miracolosa di Arogno
"Date a Cesare quello che è di Cesare..."
Andar per sentieri
Offerte

 

 

 

                                                La lettera del parroco

 

LA SALVEZZA APPARTIENE AL NOSTRO DIO SEDUTO SUL TRONO E ALL’AGNELLO.

 

 

Carissimi fratelli e sorelle,

 

Vi saluto con affetto dopo il mio rientro dalle ferie in Colombia. I giorni odierni rendono presente all’umanità intera e non solo a noi una realtà sconcertante e preoccupante, una realtà che ci può far mettere in gioco la nostra fede: c’è o non c’è. Una cruda realtà che ci prepara a una missione che diventa luce per le nazioni, speranza per gli uomini. Un risveglio della fede non più visto come il grazioso vestitino per il tempo dell’infanzia.

Non possiamo ignorare le difficoltà che le mutazioni socio-culturali della nostra epoca causano a tutti noi credenti e non credenti, perciò oso dire con le parole del Santo Padre in breve e con insistenza: “Levate il capo! Guardate con occhi nuovi verso Gesù Cristo! La morte di Dio nel cuore e nella vita degli uomini è la morte dell’uomo”.

Cessiamo di pensare in silenzio o di dire ad alta voce che la fede cristiana è buona solamente per i bambini o per la gente semplice. Se questa appare ancora così è perché negli adolescenti e negli adulti abbiamo gravemente trascurato di far crescere la nostra fede sul ritmo del nostro sviluppo umano. La fede è un dono di Dio, una corrente di luce e di forza che viene da Lui e deve illuminare e dinamizzare tutti i settori della vita, a mano a mano che essa si radica nelle responsabilità.

Quest’anno dopo le feste della madonna, inizieremo una ri-evangelizazzione nella nostra parrocchia, getterò le reti che Il Signore mi invita a dispiegare sulla sua parola. Continueremo il giovedì di preghiera pilastro fondamentale per la nostra vita umana e cristiana; riprenderemo il 1° venerdì del mese da novembre momento di adorazione a Cristo Eucaristia e faremo altre attività che il Signore ci indicherà, come il pellegrinaggio a Toronto su invito del Papa. A questo proposito credo che se ci sono dei giovani volenterosi che vogliono andare a questo appuntamento la nostra comunità parrocchiale si renderà disponibile a inviarli.

Come ultima raccomandazione faccio mie le parole di S. Paolo ispirate dall’ ultima preghiera di Gesù dopo la Cena:

<<Tutti sìano una cosa sola>>.Sì! abbiamo bisogno di esserlo, evitiamo ogni divisione, viviamo nell’unità che piace a Dio e costituisce la nostra forza, attorno al nostro vescovo e con tutta la diocesi. Accogliamoci con benevolenza e manteniamo una reale collaborazione tra noi e con tutti. La Chiesa, specialmente qui ad Arogno lo sia, è una famiglia dalla quale nessuno è escluso.

Saluto gli ammalati con affetto; il Signore vi consoli con il suo Spirito. Ai giovani dico; riempitevi di Speranza e fede in Gesù Cristo mentre per tutti chiedo che il Signore Padre del Cielo ci benedica.

 

                                                                        Con affetto  don Orlando

 

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PERCHÉ DIO LO PERMETTE ?

 

Quando sentiamo notizie di guerre, di eccidi o quando ci capita qualche cosa di grave siamo portati a porci questa domanda:

- Perché Dio lo permette?-

Tentando di razionalizzare facciamo più o meno questo ragionamento: -Se Dio esiste ed è onnipotente, per quale ragione tollera che la situazione mondiale sia così violentemente caotica e ingiusta, perché permette tante ingiustizie, tante miserie?

Se Dio veramente ci ama come afferma Gesù Cristo, perché non fa sparire tutte queste miserie e non fa nulla per mettere le cose in ordine? Se Dio fosse onnipotente potrebbe cambiare tutto in un solo attimo, se Dio fosse veramente Dio e quindi perfetto e infinitamente buono dovrebbe farci vivere in un mondo perfetto. Visto come vanno le cose allora Dio non è quello che ci dicono sia, non è più Dio e stando così le cose, per quale motivo dovremmo continuare a credere e a cercarlo? È proprio perché Dio tollera la coesistenza del bene e del male in questo mondo che tante persone sono spinte verso l’ateismo.-

Questo tipo di domanda e di  reazione non è tipica delle nostre generazioni particolarmente acculturate e intellettuali, è una domanda che il credente si pone da sempre e alla quale o si risponde con un atto di fede nel senso che -Dio sa cosa fa- o si tenta una risposta razionale. Ma allora qui, chi tenta la risposta razionale deve essere cosciente che la nostra ragione è umana e quindi non può pretendere di spiegare qualche cosa che le sta sopra, che è più grande di lei, il divino. È come se un bambino cercasse di spiegare il mondo dell’adulto. Sicuramente riuscirà a farlo ma a modo suo non necessariamente dando una spiegazione razionale da adulto e aderente alla realtà vera (non a quella immaginaria del bambino).

Qui di seguito trascrivo la riduzione di un articolo del Prof Dr Wilder-Smith che mi sembra dare un buon contributo alla discussione di questo tema.

Adamo ed Eva, avrebbero potuto porsi le medesime domande quando si resero conto che la terra stava producendo spine e rovi oltre che ai frutti promessi. E si saranno detti: perché Dio ha permesso questo? Ha forse cessato di amarci e di provvedere al nostro benessere?

Anche Giobbe, del quale ricordiamo le molteplici tribolazioni, si pose la stessa domanda quando si vide colpito dal destino crudele assieme alla sua famiglia. Dio avrebbe potuto frenare quel flusso di disgrazie se l’avesse voluto. Avrebbe potuto farlo perché è onnipotente, altrimenti non sarebbe Dio. Si era forse dimenticato di Giobbe? In questo caso perché Giobbe avrebbe dovuto continuare a servirlo e rispettarlo? C’erano è vero, molte cose che stavano ad indicare che Dio si prendeva ancora cura di Giobbe, malgrado le tribolazioni e le malattie, ma per il malcapitato Giobbe non era più possibile farsi un’immagine chiara della situazione.

Quindi siamo ancora al punto di partenza. Se Dio è quell’essere superiore che è non dovrebbe permettere la coesistenza nel mondo del bene e del male, del bello e del brutto. Se però tutto ciò fa parte di un piano prestabilito, dobbiamo ammettere che non è possibile per noi, con le limitate facoltà mentali a nostra disposizione, comprendere a fondo l’atto della creazione.

Il primo capitolo della lettera ai Romani c’insegna chiaramente e senza ombra di dubbio, che la creazione non contiene nessun elemento contraddittorio e ci offre una visione di Dio, presentato come il glorioso onnipotente e aggiunge:”Poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; infatti le sue qualità invisibili,la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili”(Rom 1:19-20) Nello stesso capitolo della lettera ai romani apprendiamo che chi scorge la mano di Dio nella sua perfetta e splendida creazione (anche se contaminata da Adamo e dall’uomo) e non lo ringrazia colpito da tutte queste meraviglie, prove della sapienza del Creatore, ha pensieri vani che ottenebrano sia la mente che il cuore.

Qual è l’origine del male?

Esistono forse degli ostacoli insormontabili che impediscono agli uomini di aver fede? Forse narrarvi un’esperienza personale sarà più convincente d’altri argomenti teorici.

Prima della seconda guerra mondiale ho avuto spesso l’occasione di visitare il duomo di Colonia. Talvolta mi sono soffermato per ore ad ammirare questa splendida opera d’arte, le sue colonne, la sua architettura gotica tutta tesa verso l’alto, le magnifiche vetrate medioevali ed il suo organo. Guardando quest’opera non potevo fare a meno di pensare a tutti quelli che attraverso i secoli avevano contribuito alla sua costruzione. Questa stupenda opera d’architettura era stata creata da architetti geniali e condotta a termine da artisti altamente specializzati che, oltre a conoscere il loro mestiere, possedevano anche un innato senso della bellezza. I dettagli erano veramente di una qualità eccellente, non parliamo poi della bellezza dell’edificio intero. Esaminando l’opera delle loro mani, non potevo fare a meno di provare gran rispetto e ammirazione per questi nostri antenati. Se ricordiamo che a quei tempi non esistevano tutti i macchinari che oggi facilitano molti lavori di costruzione, dobbiamo veramente considerare la loro opera quasi un miracolo.

La struttura di questa cattedrale riflette il genio che ha ispirato la costruzione. Immaginarsi che un tale capolavoro si fosse compiuto da sé, senza essere stato concepito dalla mente intelligente di esperti, significa negare la propria intelligenza.

Durante la seconda guerra mondiale, la città di Colonia dovette subire forse più bombardamenti di ogni altra città dell’europa occidentale. Il duomo, che si trovava vicino alla stazione di smistamento, la quale fu bombardata regolarmente e pesantemente, fu spesso colpito e danneggiato.

Mi ricordo la grande delusione che ho provato rivedendo la cattedrale per la prima volta dopo la guerra, nell’autunno del 1946. Le due famose torri erano ancora in piedi e sembravano due sentinelle vigilanti su un incredibile mucchio di rovine. Tutto ciò che si era trovato attorno alla cattedrale era stato distrutto e raso a terra. Viste da lontano le torri sembravano in buone condizioni, ma da vicino si potevano scorgere enormi brecce nei muri massicci. Parecchie tonnellate di cemento e di mattoni erano state riposte in una delle brecce più grandi per colmare il vuoto causato da una bomba. Il tetto era ridotto in briciole, l’organo danneggiato, le vetrate erano distrutte e il pavimento era coperto da una massa incredibile di rovine, cocci, pezzi di legno, pezzi di parete ridotti in polvere tra i quali torreggiavano qua e là degli enormi blocchi che servivano a coprire i buchi delle bombe.

Questa visione caotica mi ha fatto una grande impressione, mentre il mio pensiero tornava indietro al tempo in cui, in questa parte della terra regnava l’ordine e la bellezza. Mentre stavo contemplando le rovine, dando libero corso ai miei pensieri, non mi passò mai per la testa l’idea che gli architetti e i creatori di quest’opera d’arte fossero causa della sua rovina e che le macerie che mi circondavano fossero parte integrante dei loro progetti. Non dubitai neanche dell’esistenza dei costruttori benché ora il loro lavoro fosse ridotto in sfacelo. Per arrivare ad una tale conclusione assurda bisogna dar prova di un bel po’ di energia mentale! Anzi, perfino le rovine che sorgevano dal caos e dalle macerie, ricordavano la bellezza di una volta e mostravano la genialità degli architetti. I pilastri e alcune arcate gotiche erano ancora in piedi e perfino i buchi prodotti dalle bombe mettevano a nudo la solidità della costruzione nonché la capacità e il talento dei costruttori. I bombardamenti avevano svelato dettagli di professionalità che erano rimasti celati durante i secoli. Le rovine fornivano dunque una prova della perfezione con cui il lavoro era stato portato a termine. Potremmo spingerci più oltre ed affermare che le rovine erano una dimostrazione ancor più impressionante della bellezza e del gran pregio della cattedrale. Ogni lavoro, infatti, era stato eseguito con grande cura e in nessuna parte si potevano notare tracce di trascuratezza, come accade invece in costruzioni della nostra epoca, dove tutto è bello, visto in superficie, ma è meglio non indagare troppo nei dettagli.

Credo che nessuno si sognerebbe di accusare gli architetti di aver costruito una rovina. Il loro progetto non ha nulla a che vedere con lo stato in cui è venuto a trovarsi. Non era poi per me nemmeno troppo difficile distinguere fra ciò che era stato creato e ciò che era stato distrutto.

Benché il duomo offrisse ora l’immagine sia della perfezione sia del disfacimento, non ho mai pensato:

a)     che non ci fosse un genio, un architetto, che ha ideato il duomo, anche se in quel momento rappresentava un contrasto tra l’ordine ed il caos;

b)     che la confusione di caos e ordine escludesse la possibilità di scoprire qualche caratteristica dello spirito che ha creato il capolavoro originale.

Il duomo bombardato spesso mi ricorda la situazione del nostro mondo come lo vediamo oggi: un’immagine confusa, una visione di caos e di ordine, di bellezza e d’orrore, d’amore e d’odio, tutto mescolato assieme. Partendo da questo punto non è né giusto né logico trarre le seguenti conclusioni:

a)     non esiste nessuno spirito, nessun Creatore che abbia “costruito” la creazione. Questa è proprio la presa di posizione dell’ ateo che vedendo le contraddizioni del mondo vuole eliminare dalla sua mente il problema dell’esistenza di un Dio.

b)     a causa di questa situazione caotica è impossibile individuare le caratteristiche dello spirito che ha creato la natura.

Generalmente parlando è facile distinguere, anche nella natura, il piano divino originale dal disordine che si è introdotto. Anzi, quando ci si trova circondati da macerie, è spesso più facile rilevare il piano del costruttore che quando si ha di fronte una costruzione intatta. Possiamo portare come esempio gli studi che sono stati eseguiti sulle cellule cancerose (cellule “in rovina” nell’edificio che si chiama “corpo”) che hanno svelato molti segreti che non si sarebbe potuto scoprire in altro modo. Così pure l’immagine che abbiamo oggi della creazione( che è un misto di buono e cattivo) non deve indurci a negare sia l’esistenza di un Creatore sia la manifestazione di uno spirito nella creazione stessa. Come abbiamo visto, capita spesso che un edificio danneggiato riveli molto meglio le sue caratteristiche di costruzione di un edificio intatto. È proprio il “danno” che si è prodotto nella creazione che ci guida verso una miglior comprensione del carattere dello Spirito creatore e che ci parla di Dio in modo più chiaro che non lo stato originale della creazione.

Gli atei e gli agnostici continuano a sostenere che guardando al cosmo non si può scoprire nulla al riguardo dello Spirito creatore perché -secondo loro- l’universo riflette un’immagine mista del bene e del male, dell’ordine e del disordine. È chiaro però che la loro teoria non può reggere in alcun modo. Il motivo perché questa posizione è insostenibile lo troviamo nel primo capitolo della lettera ai Romani. Dalla Bibbia apprendiamo, infatti, che la malattia, la morte, l’odio e tutto ciò che è brutto sono sintomi dello stato di “disordine”,e che si distinguono facilmente dalla salute, dalla vita, dall’amore e dalla bellezza, cioè dallo stato originale ed intatto.

L’insegnamento del primo capitolo della lettera ai Romani è dunque non soltanto logico, quando afferma che tutta la creazione (addirittura quella caduta nel peccato o “distrutta”) rivela la presenza di Dio in modo tale da guidare ogni uomo ben pensante verso la lode e la preghiera, ma rispecchia in realtà i fatti come sono.

(continua)

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CRONACA

 

 

Qualche problema di “stamperia” ha fatto sì che il numero di aprile uscisse solo all’inizio di maggio, giusto in tempo però per annunciare la prima comunione che ha avuto luogo, come d’abitudine, per la festa della mamma che quest’anno cadeva il giorno 13.

Bella e gioiosa la festa, soprattutto per i nove neocomunicandi che sono stati accompagnati a ricevere la loro prima comunione da una folta schiera di parenti, amici e compaesani che hanno gremito la chiesa in ogni ordine di posto.

Alexa Gabusi, Angelina Sigrist, Cristian Lopez, Giona Pedrini Giorgio D’Azzo, Kevin Casellini, Marco Guidi, Omar Sartori e Simone Zanzi,  hanno partecipato attivamente alla messa, celebrata con commozione da don Orlando, con canti che esprimevano la loro gioia, accompagnati dal suono della chitarra e dell’organo. Una messa molto viva nella quale anche le loro mamme hanno voluto partecipare attivamente e con sentimento.

Simpatico e molto apprezzato il rinfresco offerto dalle famiglie dei festeggiati sul sagrato della chiesa sotto il sole splendente di maggio.

Venerdì 11 maggio Assemblea parrocchiale. Alla presenza di poche persone si è tenuta l’assemblea parrocchiale ordinaria nella quale sono stati presentati i consuntivi per l’anno 2000 che si sono chiusi con un disavanzo di 48'000 fr e i preventivi per l’anno in corso che denunciano un fabbisogno da coprire mediante l’emissione dell’imposta parrocchiale di 57'200 franchi. 

Il 24 maggio accompagnata dal bel tempo si è tenuta, organizzata dalla nostra commissione culturale, un’uscita al Generoso per osservare in particolare la fioritura delle peonie, un fiore molto raro che fiorisce quasi esclusivamente sulle pendici del monte Generoso che scendono verso i paesi della val Mara. Un buon gruppo di appassionati è salito a piedi mentre un altro gruppo è salito in vetta direttamente con il trenino. Buona l’idea di aprire l’escursione anche al circolo culturale di Rovio in modo che parecchi abitanti del paese vicino hanno partecipato alla scampagnata, che è stata però tradita dalle peonie le quali hanno pensato bene di ritardare di qualche settimana la loro fioritura, ragione per cui se ne sono viste molte… ma solo in boccio. In compenso si è avuta la possibilità di visitare la caverna dell’orso, sul versante italiano del Generoso, dove sono stati trovate ossa e denti dell’orso che viveva dalle nostre parti al tempo dell’ultima glaciazione quando il nostro territorio era tutto coperto di ghiacci dai quali fuoriusciva solo la cima delle montagne e del Generoso in particolare.

27 maggio Festa della SS Trinità. Malgrado il tempo inclemente, la festa alla Canöva si è svolta regolarmente grazie all’impegno di Carmelo, Marco e Remigio che con l’aiuto degli amici che ogni anno ci raggiungono dall’Italia hanno montato una tenda a mo`di chiesetta nella corte Minini. L’amico Alberto Tucci, con la sua fisarmonica, ha accompagnato i canti della messa celebrata da Don Orlando. Da ultimo, in piacevole compagnia e allegria è stato servito un rinfresco.

14 giugno solennità del Corpus Domini. Come ogni anno la Santa Eucaristia viene celebrata in piazza Valecc, in prima serata. Quest’anno il tempo ci è stato propizio concedendoci una splendida giornata di sole. Con don Orlando ha concelebrato don Juan Marcos, novello sacerdote appena ordinato; attorno all’altare, come cornice, 6 o 7 chierichetti.

Durante l’omelia don Orlando ha parlato di come, al giorno d’oggi, in questo mondo dei consumi e sempre più materialista, sia più difficile, per noi adulti, credere alla reale presenza di Gesù nel pane e nel vino consacrato.

L’affluenza di fedeli è stata piuttosto ridotta, complici il bel tempo, i 4 giorni di ferie che hanno invogliato molti a partire per un breve assaggio delle vacanze, e, forse, l’anticipo di mezz’ora sull’orario solito. Come di consueto era presente una rappresentanza della nostra filarmonica che si è alternata a suonare durante la Santa Messa e che ha poi accompagnato la processione che si è snodata per un tratto di paese fino alla chiesa. La cerimonia è ivi terminata con la solenne benedizione con il Santissimo Sacramento.

16 – 17 giugno, festa dell’alpe che quest’anno si è svolta all’alpe di Arogno dove, il gruppo molto affiatato degli “amici dell’alpe” ha effettuato diversi lavori fra cui il ripristino dell’area circostante i caseggiati con una pulizia generale e la ricostruzione della staccionata, la costruzione del piazzale per permettere l’atterraggio dell’elicottero e il ripristino delle fontane sui sentieri presso l’alpe.. La sera del sabato c’è stata una grigliata, mentre la domenica circa 200 persone si sono recate all’alpe. Una gran parte vi è giunta con l’elicottero ma molti anche a piedi, per vivere una giornata di festa popolare durante la quale si è distribuito gratuitamente “pulenta  uncia” a volontà. Tanto di cappello agli amici dell’alpe che al di là della riuscita della festa, hanno dimostrato ancora una volta come sia possibile nei nostri paesi trovare gente che lavora disinteressatamente per la comunità.

Durante l’estate il nostro villaggio si è trasformato in una piccola mecca del teatro grazie alla presenza di una scuola internazionale del teatro che ha impartito le sue lezioni nelle diverse infrastrutture fornite dal comune e dalla Filarmonica. Al termine dei corsi la scuola ha offerto una rappresentazione teatrale alla popolazione.

Come di consueto agli inizi di luglio si è celebrata la messa nella chiesetta della Madonna di Valmara alla quale ha partecipato un folto gruppo di fedeli che hanno così dimostrato l’interesse che, soprattutto la parte anziana della nostra comunità, dimostra per questa chiesina (molto bisognosa di restauri).

16 agosto; festa di San Rocco, santo molto popolare anche nelle nostre regioni dove, a seguito delle diverse pestilenze succedutesi, si sono erette chiese, oratori e cappelle per propiziarsi la protezione del santo. Anche Arogno ha il suo oratorio che, grazie ai parrocchiani ma in particolare grazie ad una persona molto sensibile che ci ha sostanziosamente aiutato, è in via di restauro (l’ultimo atto è stata la tinteggiatura dell’interno proprio qualche giorno prima della festa). Un restauro la cui tappa principale verrà terminata nei prossimi mesi con il rifacimento in piode del tetto dell’abside che si è rivelata molto antica.

Alle 19.30 è stata celebrata la messa da don Alfredo,un novello sacerdote d’origine cilena consacrato il 2 giugno di quest’anno. Alla fine della cerimonia ci si è soffermati sul sagrato di San Rocco a salutare don Alfredo che partirà per la val Verzasca dove sostituirà don Eduardo (molto conosciuto anche qui da noi, tanto che un gruppo di parrocchiani si è recato in val Verzasca per salutarlo prima della sua partenza per le Missioni).

La commissione culturale anche quest’anno ha voluto organizzare un intrattenimento per la prima domenica di settembre. Nelle intenzioni si sarebbero dovute tenere due manifestazioni serali in piazza Valecc e un pomeriggio ricreativo per i nostri fanciulli. Quest’ultima è stata l’unica attività che ha potuto aver luogo (molto frequentata e eccellentemente vissuta dai molti partecipanti) mentre sia il concerto sia la serata filmistica sono state annullate a causa del tempo bizzoso di questa fine agosto.

Inizio di settembre caratterizzato dalla nascita di due nuove società nel nostro comune. Il 4 settembre è rinata ufficialmente con la riunione dell’assemblea costituente tenutasi nella sala del consiglio comunale la Società di Tiro che si rivolge in particolare agli appassionati di tiro al piccolo calibro e di tiro all’arco, mentre il giorno seguente, il 5 settembre si è costituita la società del Gruppo d’ascolto musicale nata anche ufficialmente dopo l’esperienza dell’anno scorso. A presidente di ambedue le società è stato nominato per acclamazione il dottor Marco Ferrera che ne è stato anche il primo promotore.

Lunedì 1° ottobre, festa di Santa Teresa del Bambin Gesù onorata  qui da noi nell’oratorio di Sanm Vitale dove vi è una bella statua della santa. Alle 4 del pomeriggio, alla presenza di un bel gruppo di fedeli attirati anche dalla bella e mite giornata d’inizio autunno, don Natale del collegio don Bosco di Maroggia, in sostituzione di don Orlando recatosi al capezzale della madre malata, ha celebrato la santa messa. Durante l’omelia don Natale ha fatto l’elogio della vita di questa santa schiva, morta in giovane età stroncata dal mal sottile che ha speso la sua breve vita praticando la “piccola via” per giugngere alla santità. Amando Dio con tutte le sue forze e facendo non le cose straordinarie ma le piccole cose di tutti i giorni in modo straordinario. Non per nulla è stata eletta patrona delle Missioni e ultimamente dottore della Chiesa. Nel piccolo oratorio di San Vitale i cui muri sono segnati dall’usura del tempo, abbiamo così pregato e onorato questa piccola grande santa, famosa in tutto il mondo cattolico.

I militi della Protezione Civile del Mendrisiotto, alcune settimane fa, hanno ristrutturato rendendolo più comodo e affidabile, il primo pezzo di sentiero che dal Pianello porta all’Alpet, creando dei passaggi protetti, un ponticello il legno e punti panoramici che spaziano a 180 gradi sul Lago di Lugano.

Un altro distaccamento della protezione civile (specializzato nella salvaguardia dei monumenti e delle opere d’arte), ha invece portato a termine l’inventario dei beni culturali della parrocchia e in particolare quelli giacenti nell’oratorio di San Michele. Grazie a chi vi ha lavorato e in particolare ai responsabili del corpo che hanno reso possibile questo lavoro.

 

Di tanto in tanto ci giungono all’orecchio per vie traverse, i “mugugni” di qualche parrocchiano per disguidi vari (vedi mancanza dei banchi in San Rocco o la panchina sul sagrato che viene sempre spostata dai soliti ignoti dietro la chiesa…). Desidereremmo magari un po’ più di comprensione e, se possibile, anche una migliore collaborazione (tutti possono sbagliare e soprattutto prima delle vacanze è più facile qualche … dimenticanza. E poi, umanamente, non possiamo arrivare dappertutto; anche i membri del consiglio parrocchiale hanno i propri impegni famigliari e professionali!). Per esempio perché non si costituiscono, fra gli interessati, dei gruppi spontanei che si occupano degli oratori e della loro gestione ordinaria? Un gruppo per San Rocco, uno per Val Mara ecc. crediamo sia una buona idea per coinvolgere di più la gente e per evitare il più possibile altri disguidi. Il sasso è lanciato aspettiamo le vostre reazioni!

 

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La cappella della Madonna della Sorgente a Calfaree.

 

Aderendo alle sollecitazioni di alcuni compaesani e soprattutto della signora Anna Sartori che ha preso a cuore la questione, abbiamo provveduto a far ripulire la cappelletta (grazie all’amico Renzo Puricelli che anche in questo caso, come nella pulizia costante del muro di sostegno della chiesa, ha voluto prestare la sua opera gratuitamente) e a far allestire uno studio di fattibilità per il restauro, in particolare, degli stucchi.

Non siamo ancora in possesso di un preventivo ma, in previsione della spesa, abbiamo aperto una sottoscrizione nella rubrica “Offerte” in modo che chi ci tiene particolarmente alla salvaguardia di questa cappella, possa indirizzare le proprie offerte in modo mirato.

Qui di seguito pubblichiamo, per gentile concessione del suo estensore, don Walter, la storia della nascita di questa sorgente e della costruzione della relativa cappelletta.

 

 

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L’acqua miracolosa di Arogno

di don Walter Cereghetti

 

Basta che ne parli la televisione e una cosa balza al primo piano della cronaca. L’attenzione all’acqua di Arogno si è fatta molto viva con la diffusione in TV di un documentario avente come tema le radiazioni provenienti da pietre, da metalli, dall’acqua, da antichi monumenti di culto e da luoghi particolari, esistenti numerosi anche in Ticino.

Particolare impressione per gli abitanti di Arogno ha suscitato l’affermazione secondo la quale l’acqua che sgorga ad Arogno dalla sorgente di Calfaree ha un’energia paragonabile a quella della grotta di Lourdes. Facile immaginare l’accorrere di folle in cerca di miracoli e di salute.

Bisognerà distinguere energia da energia. E’ provato fin dall’antichità che i corpi terrestri, acqua compresa, emettono delle radiazioni volgarmente chiamate onde, che possono essere captate  da persone particolarmente dotate come i rabdomanti, attraverso pendoli o bacchette di vario materiale. Usando questi mezzi, il rabdomante riesce non soltanto a individuare l’acqua nel sottosuolo, ma addirittura a calcolarne profondità e portata.

Si tratta di energia naturale che fa parte delle meraviglie dell’universo e delle potenzialità dell’uomo a scoprirle e usarle.

In questo senso posso accettare l’affermazione di chi, dopo opportune misurazioni, ha affermato che le due sorgenti (Calfaree e Lourdes) emanano la stessa energia.

Ma a Lourdes si tratta di tutt’altra energia che proviene da fonte superiore alla natura e si situa in un ordine totalmente diverso. Là in un secolo e mezzo sono avvenute, al contatto con l’acqua, numerose guarigioni straordinarie chiamate “miracoli” che la scienza non può spiegare ma che sono realtà sotto gli occhi di tutti.

Ad Arogno in cinque secoli niente di tutto questo, e tuttavia la presenza di una sorgente molto vigorosa che sgorga in mezzo alle case  del villaggio montano – unico caso in Ticino – assume per altri versi l’aspetto del miracolo.

 

Il paese di Arogno ha una storia ultra millenaria. Esistono ancora reperti e resti di costruzioni che fanno risalire la formazione del villaggio ad assai prima del  mille. La conformazione della Valle si prestava molto all’insediamento di una comunità di pastori e di contadini, per la possibilità di disboscamento non troppo difficile fino alla cresta non impervia dei monti che circondano la Val Mara e soprattutto perché protetta dalle asperità della Valle a nord dove si congiunge con la Valle d’Intelvi e a sud prima di aprirsi al piano e al lago.

Qui dunque i montanari vivevano in sicurezza e tranquillità accudendo al bestiame, ai boschi, alle poche varietà di frutti fra cui primeggiava la castagna ed organizzando la loro vita secondo lo scorrere delle stagioni.

Pian piano sorgevano case, stalle e cascine, di fattura rustica e semplice, collegate da sentieri incorniciati spesso  da muriccioli a secco ricavati dalle pietre procurate dalla bonifica dei prati e delle selve.

Ma l’acqua restava sempre al centro di ogni loro intervento. Senza l’acqua non poteva svolgersi nessuna loro attività. Spesso l’acqua raccolta dai tetti nei giorni di pioggia veniva condotta in apposite cisterne con canali scavati nel legno. Altre volte la si prendeva scavando pozzi nel terreno. Normalmente le abitazioni venivano costruite accanto o poco discosto da sorgenti che scaturivano, alcune senza interruzione, direttamente dalla terra e dalla roccia.

 Fortuna di Arogno fu dal principio lo scorrere del fiume Mara e una sorgente molto importante chiamata Böss o Bossi sulla strada che collega il villaggio a Rovio, sulla sponda sinistra della Mara. Questa sorgente  ha interessato da sempre la storia di Arogno ma alla fine dell’ottocento, quando fu captata per alimentare la condotta forzata per la centrale elettrica che sorse a Maroggia e che è sempre in attività, è diventata centro di lotte e di contrasti  di rilevante vigore. Era l’inizio anche da noi dell’era delle macchine e Arogno fu il primo paese montano ticinese a servirsi dell’acqua per creare un’importante industria di orologi  oltre a un mulino, una segheria, un maglio e un frantoio dell’olio. Tutto questo ancor prima della condotta per l’elettricità.

Si deve pur dire che la popolazione di Arogno vendette cara la sua pelle e oppose tenace resistenza a chi voleva appropriarsi della sua acqua in modo anche più massiccio. Ma come in tante altre cose prevalse la ragione dell’economia e lo sfruttamento lasciò il suo segno ancora visibile anche in altre parti.

Il nucleo del paese convergeva attorno ad una sorgente che scaturiva dalle parti del colle di San Vitale, dalla Sighignola e dal Tenzale e scendeva fino al Pasquee (in antico Pasquaro) ed alimentava il lavatoio, la piazza della Froo, (o Frova) piazza Valeggio (o piazza Valecc) e piazza San Rocco fino a confluire nel fiume Mara attraverso la Valeta. (o Valeta da Canaa). Oggi quasi tutto questo percorso d’acqua è coperto facendo perdere ad Arogno un tratto notevole della sua originale bellezza.

Anche le frazioni avevano risolto il loro problema idrico: A Devoggio la sorgente sgorga in mezzo alla case attorno alla quale fu costruito il lavatoio, la fontana per la popolazione, l’abbeveratoio per le bestie e un pozzo. Non poteva mancare ad incorniciare la preziosa presenza, una graziosa cappella dedicata, oggi, alla Madonna di Lourdes.

Anche alla Canova vi era un lavatoio e una fontana con l’acqua captata nella valle del Beltramino. Pure la Baretta, Calmarella e Bogo avevano la loro brava acqua proveniente da sorgenti sul posto e dalla valle del Lembro.

Rimaneva un quartiere praticamente isolato e senz’acqua, costretto a servirsi delle fontane in paese o anche a scendere fino al fiume Mara per trovarla. Ancora oggi è ricordata “l’acqua fresca” sotto il ponte vecchio. Calfaree (casa del fabbro ferraio) é il gruppo di case, abbarbicato ad uno sperone roccioso (Ciapei o Ciaparei) dove, lasciato il nucleo di Arogno, inizia la strada per Lanzo d’Intelvi (Italia), sull’erta su cui sorgeva un’antica fortezza ed ancor oggi chiamata Castello.

Se vi passate oggi vi troverete di fronte ad uno spettacolo  eccezionale, idillico e commovente ad un tempo: il tutto benedetto da una Madonna che lascia trasparire l’originale leggiadria, ora ridotta in condizioni di fatiscenza, racchiusa in un’edicola nata bianca.

 

Il miracolo dell’acqua a Calfaree (casa del fabbro ferraio)

 

 

Alle spalle del villaggio di Arogno col suo Pasquee e Calfaree si erge imponente la montagna Sighignola la cui sommità delimita il confine svizzero da quello italiano. Attualmente la vegetazione, provvidenziale riparo alle case sottostanti dalla caduta di massi, è molto cresciuta dopo memorabili incendi che avevano messo a nudo gli strapiombi rocciosi. Essa attenua molto l’asprezza del territorio che oggi è diventato ideale regno per camosci, caprioli e cervi e sta a dimostrare anche le incredibili fatiche di molte generazioni che ci hanno preceduto. I contrafforti della Sighignola erano terrazzati fino al limite del possibile con muriccioli e sentieri d’accesso a poche manciate d’erba e ad alberi di diversa specie con predominio del faggio e della quercia. Parliamo del Tenzale che era uno scomodo ed impervio ma vicino magazzino comunale e patriziale per uomini  e bestiame. Esso forniva la “rüsca” o corteccia dei roveri che si mischiava alla farina e alle granaglie anche per le famiglie. Il Comune la metteva all’incanto  con il legname grosso per la costruzione di case e stalle, quello medio per ardere e quello minuto per ricavarne “scodighe” ossia liste sottili solitamente di nocciola per farne gerle e barlazzi (grosse ceste per le diverse necessità di lavoro). Dal Tenzale proveniva anche l’acqua che, come abbiamo ricordato, confluiva al Pasquee. Da uno dei suoi sentieri si poteva ammirare il giardino dei fiori (giardin di fiuu) – un vero giardino naturale fiorito anche in inverno, posto in un pozzo di roccia inaccessibile anche agli animali. Mi sono soffermato a descrivere il Tenzale che è la facciata della Sighignola che guarda a sud, perché ci aiuta a immaginare in qualche modo che cosa nasconde all’interno: certamente lunghe crepe tra roccia a roccia, caverne che si trovano numerosissime anche nelle vicinanze come nelle sponde della Val Mara, ai Böss e in generale nel monte Generoso che sta rimpetto alla Sighignola e ne forma un’unica catena.

Dalla Sighignola, a ovest oltre il colle di San Vitale e nella regione di Pugerna, scaturivano altre sorgenti che alimentavano Pugerna stessa, la sua masseria di S. Evasio ed anche Campione che  sta sotto in riva al Lago Ceresio. Tra San Vitale e S. Evasio si scava una valletta chiamata “Vallone” che scende fino a Campione e un tempo ricca d’acqua e addirittura con una piccola cascata. Ora in questi luogo è tutto molto cambiato e ve ne rivelo il perché trascrivendo dal volumetto “ Campione d’Italia nella storia nell’arte e nel diritto” di Antonio Colombo (pag. 65.)

 

 1528: Rovina per Campione, fortuna per Arogno.

 

“ La cronaca di Campione ricorda la rovinosa frana o alluvione del 1528. Da parecchi giorni i Campionesi avvertivano certe scosse del terreno ed anche dei rumori misteriosi, specie di boati, che provenivano dal monte. Sembrava che nelle sue viscere una forza si agitasse tentando di erompere. La gente, com’è naturale, era presa da grande spavento: si riversava nella piazza, abbandonando le case per paura di essere sepolta e si rincuorava a vicenda.

Quanto alle cause attribuivano (siamo all’epoca delle superstizioni, sebbene i creduloni siano anche dei giorni nostri) tali scosse e rumori ad influssi maligni e dicevano addirittura che, sotto terra, ci doveva essere un terribile demonio, che voleva uscire per colpirli a morte.

Nel borgo erano allora soggiornanti, per ragioni di riposo e per mettere in sesto la salute, due umanisti, colti perciò, tali Merula e Castione. Fu a loro domandata la causa, che, per vero, essi ritenevano naturale. L’uno spiegava il fenomeno con una specie di assestamento del suolo, che provocava scosse sismiche. L’altro l’attribuiva a fuoco imprigionato nelle viscere della terra ( dimenticando l’erosione delle acque sotterranee) ma il popolo pensava a malìe, a streghe, a diavoli ed entità malefiche e vieppiù si eccitava.

S’arriva alla notte fra il 19 e 20 maggio, una notte limpida e di stelle. I Campionesi avvertirono forti scosse e boati spaventosi, cosicché, afferrato qualche indumento, si riversarono verso la sponda del lago appena in tempo per salire sulle barche e prendere il largo, perché un rumore assordante si udì e dalle montagne precipitarono furiose le acque sotterranee abbattendo diverse case e vigneti e minacciando la stessa chiesa. Sembrava il finimondo. Ripresisi dallo spavento, dopo sette ore di ansia, ritornarono a terra e poiché, in quel giorno, ricorreva la festa di S. Bernardino da Siena, in unione a quelli di Bissone, Arogno, Maroggia, Melano a Capolago, che avevano corso lo stesso pericolo, fecero voto di festeggiare in perpetuo tale ricorrenza.

San Bernardino era ben conosciuto dalle nostre parti, avendo rivolto alle popolazioni d’Italia le sue infuocate prediche, che venivano accolte dai suoi ascoltatori. Salì anzi verso le nostre Alpi, attraversando la Valle Chiavennasca. In conseguenza del cataclisma, quelli di Arogno notarono un aumento di acque e l’apertura di nuove sorgenti con grande loro vantaggio.”

Così in una riga il Colombo archivia un  fatto che per Arogno ha avuto un’importanza incalcolabile, al quale noi vogliamo tuttavia dedicare ancora un momento di ricordo e di riconoscenza.

Ricordo di un cambiamento profondo del villaggio e del suo sviluppo. Il cambiamento di direzione dell’acqua che abbandona totalmente il suo letto per aprirne un altro sotterraneo dalla parte opposta fino a scaturire tra le case del villaggio di Arogno, implica un radicale cambiamento del villaggio stesso.

Arogno, da quel 20 maggio 1528, non è più quello di prima e la nuova acqua sarà determinante per il suo sviluppo. Attorno sorgeranno dapprima un maglio, (Calfaree – casa del fabbro) una segheria, un frantoio per l’olio (di noci), un mulino (zona del mulino) ed infine sul finire del secolo XIX la fabbrica di orologi.

La riconoscenza ci fu ma oggi sembra quasi scomparsa. Dove sgorgò la sorgente, probabilmente subito, fu edificata una cappella con una statua della Madonna. Esiste tuttora ma l’edicola e la statua si trovano in cattivo stato di conservazione e richiedono un intervento di salvezza.

Mi auguro che almeno per il quinto centenario dell’evento (anno 2028) il paese sappia ricordare la grazia segnalata ricevuta con il restauro del primitivo ex voto.

Quanto a S. Bernardino da Siena non so che dire. Forse negli altri paesi citati qualcosa esiste, ma ad Arogno non ho mai avuto occasione di trovar traccia di lui. Se lo studioso dell’evento del 1528 non ne parlasse nel suo libro, di San Bernardino da Siena più nessuna memoria.

 

                                                                                                                        d.w.

 

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Date a Cesare quello che è di Cesare …”

a proposito di imposta parrocchiale.

 

Prima dell’estate il Consiglio Parrocchiale ha proceduto all’invio delle tasse parrocchiali per l’anno 2000 a tutti coloro che sono di religione cattolica (non sempre purtroppo siamo informati in modo esatto e perciò ci scusiamo con chi ha ricevuto la tassazione pur professando un altro credo)  e che non hanno comunicato la loro decisione di non ritenersi parte della chiesa cattolica. Speriamo che anche quest’anno i cattolici della nostra parrocchia facciano il loro dovere così da permettere alla nostra comunità parrocchiale di progredire nel suo cammino volto anche a salvaguardare le testimonianze che ci hanno lasciato i nostri predecessori.

Qualcuno si chiederà come mai ad Arogno si debbano pagare anche le tasse parrocchiali quando nei comuni limitrofi (e non solo) non se ne pagano.

La risposta è abbastanza semplice.

Dove non si pagano tasse parrocchiali è perché:

·      o la parrocchia ha altre entrate (vedi proprietà di reddito) sufficienti a coprire il fabbisogno

·      oppure il comune versa un contributo, la cosiddetta congrua..

 

Nel nostro caso purtroppo non possediamo beni di reddito e il comune ci versa un contributo di 238 fr annui e da sempre non paga nemmeno un centesimo di salario per le tre lezioni settimanali di religione che il parroco tiene regolarmente nelle nostre scuole. Sia ben chiaro che non ne facciamo una colpa solo ai municipi che si sono succeduti (e tantomeno all’attuale) in quanto anche il Consiglio Comunale, se ben ricordo circa una ventina di anni fa, non ha voluto saperne di introdurre un aiuto alla parrocchia sottoforma di congrua.

In questa situazione (di disinteresse da parte dell’autorità civile comunale) dobbiamo provvedere altrimenti per coprire il fabbisogno che ci permetta di stare in piedi.. Non vediamo altra soluzione se non quella della riscossione dell’imposta parrocchiale.

Ad esempio il preventivo per l’anno 2001, che è stato approvato dall’ultima assemblea parrocchiale, prevede un fabbisogno di 57'200 franchi da coprire mediante imposta parrocchiale.

C’è da notare poi, che nel preventivo non vengono messe le opere di restauro (le più urgenti riguardano la chiesetta della Madonna di Valmara). Opere che verranno iniziate solo quando avremo i fondi necessari, fondi che vengono versati ad hoc da chi ha interesse che venga restaurato questo monumento storico, e non prelevati dal conto ordinario.

Certo che sarebbe bello per tutti non dover versare la tassa parrocchiali che in definitiva fa sì che il cittadino cattolico di Arogno viene a pagare il 105% d’imposta! Ma perché questo sia possibile bisognerebbe che il comune finalmente si decidesse a versare alla parrocchia, come fa la stragrande maggioranza dei comuni ticinesi, un contributo sostanzioso (dell’ordine di 25'000 fr , che è grosso modo l’ammontare dell’incasso della tassa parrocchiale).

Questo tributo, non verrebbe a pesare sul cittadino di Arogno perché per legge il comune non può prelevare più del 100% di tasse, per cui questo contributo alla parrocchia … verrebbe sopportato dai comuni ricchi che già ora, grazie al contributo di livellamento, aiutano il nostro comune là dove non può arrivare a coprire le uscite con le proprie forze.

Ma evidentemente, se fin’ora non si è mai potuto ottenere quest’aiuto da parte del comune politico, è perché ci sono altre ragioni di tipo ideologico che fanno pensare ad antiche (e purtroppo mai sopite) lotte dell’800. Ideologie stantìe di due secoli fa, che, come cittadini del 21° secolo, si potrebbero e dovrebbero poter superare agilmente se solo ci fosse un po’ di volontà di aiutarsi reciprocamente.

 

 

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ANDAR PER SENTIERI

(2)

Il sentiero del ponte

Devoggio – Ca’ Növa

Cento metri prima di Devoggio per chi scende da Arogno o 100 metri dopo la frazione per chi sale da Maroggia si trova una zona, piuttosto umida, chiamata “Muianca”. A monte della stessa si possono ammirare grossi massi di conglomerato morenico, ricordo delle invasioni glaciali e, fra questi, una caverna grande come un locale. A valle della strada inizia il sentiero del ponte, così chiamato perché porta al ponte di Devoggio e da lì al “Bagian”.

È un bel ponte pedonale, l’unico sulla Val Mara, costruito molti anni fa ad arco e in pietra del luogo, quando le relazioni umane fra le due sponde della Mara erano molto più frequenti di oggi. A sinistra, scendendo verso il ponte, si vede l’acqua della valletta di Vigone che si getta nella Mara, È tutto un tratto roccioso dove, d’inverno si possono ammirare le rose di Natale. Al di là del ponte è tutto bosco dove crescono numerosi i ciclamini. Ai piedi del ponte, il fiume, che raramente se non in tempi di grossa piena arriva con l’acqua a lambire l’arco del ponte, forma una bella pozza fresca dove un tempo, d’estate, specialmente nei giorni di festa, gli uomini di Devoggio e della Canöva venivano a fare il bagno. Dal ponte si scorge un grosso masso erratico, un cubo di granito, portato dai ghiacciai. Il sentiero continua a salire nel bosco e ad un certo punto si biforca: uno va pianeggiante verso la valletta della Canöva per poi salire verso quella frazione in un tratto ripidissimo chiamato “Sipirlu”, l’altro sale nel bosco verso i prati della “Casina”. Qui si divide in tre parti. Quello più a valle attraversa tutto il prato e va, attraversando la valletta della Casina verso Doragno. Quello di mezzo, si trasforma in una piccola strada e sfocia alla Casina, mentre quello superiore rientra nel bosco per uscire vicino alla cappella della Trinità. È un sentiero assai frequentato specialmente dai turisti ed è una parte del “sentiero dei cinque comuni” reclamizzato dalla Pro Monte Generoso ovest.

Una volta era molto usato dagli abitanti delle frazioni. Mia nonna andava alla Canöva a trovare sua sorella la sera e usava, non essendoci ancora la pila e costando troppo il petrolio per il lanternino, il “paiöö”. Questo era un mannello di paglia legato molto stretto in modo che se acceso all’estremità, bruciava senza fiamma rischiarando appena il sentiero a sufficienza però per vedere dove mettere i piedi.

 

                                                                                                                        Mo Rino

 

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OFFERTE

 

 

Per il bollettino

Bernardino Rizzi 50. Disler Armand 20. Valsangiacomo Maria Teresa 10. Sigismondi Enrica 50. Severino Devecchi 30. Minini Luigi 20. Pedrazzini Mattei 50. Renzo Colombo 50. Montandon Silvia 20. Miriam 10. Marco Devecchi 20. Bernasconi Gianmario 20. Barchiesi Ede 20. Angela Ferrari 10. Rosa Jaquet 20. Mangili Rosalia 10. Luciana Soldati 30. Corinna Cometta 30.Mario Delucchi 50. Della Santa Natalia 20.Nives Antognini 10. Coldebella R+L 10.Delucchi Egle 20.Cometta Sergio 20. Annamaria Probst 20. Rita Larghi 20. Rusca Silvia 50. Disler Armand 30. Felicina Bernasconi 20. Quadroni Trudi 20. Pedroni Luce 15. Rusca Stefano 50. Sala Emiliana 20. Liselotte Fontana 20. Lydia Minini 20. Luciano Secondini 30.

 

Per la Chiesa

Famiglie per la prima comunione 225. Sposi Paolo e Lorena 100. Severino Devecchi 20. Pedrazzini-Mattei 50. Maurizio Pelli 50. Barchiesi Ede 10. Citella Sofia 20. Luciana Soldati in mem Colombina Antognini 20. NN Arogno e Maroggia 140. Nocioni Lauro e Yvonne 153. Petcovic Srba 50. Annamaria Probst 100. Lydia Minini 25. Da Maria Antonia e Remi per il battesimo della piccola Ariel 50. De Maria-Greco Ramona e Carlo per il battesimo della piccola Ariel 50. Lara e Roberto Manfredi in memoria della nonna Maria 100. Manfredi Gianni 20. Manfredi Mara 86. Devecchi Saverino 40. Lucy Ferrari 50. Medici Milvia e Mariangela 100. Jolanda e Amelio Delucchi in memoria di Alberto Stella 100. Stella Maria in memoria di Alberto Stella 100. Enrica Sigismondi in memoria di Alberto Stella 20. Masoni Valeria e Franco 50. Scuola dell’infanzia Lamone in memoria di Alberto Stella 75.

 

Per San Rocco

Pedrazzini Mattei 50. Busi Roberto 30.Off Madonna di Lourdes a Devoggio 85. Rusca Silvia 200. Travella Nelda 30.

 

Per la Madonna

Bussola 88. Elena Maria Bernasconi 20. Delucchi Amelio 20 Bussola 83.

 

Per il restauro della facciata

Disler Armand 30. Barchiesi Ede 20. Liselotte Fontana 20. Disler Armand 20. Felicina Bernasconi 30.

 

Per Valmara

Tammi Andrea 30. Sartori Rito e Nerina in occasione delle nozze d’oro 50. Ferrari Diletta 20. Loredana Jeanmaire in memoria della mamma 100. Disler Armand 50. A Conte & Co 30. Vanda e Alberto Stella 50. Eredi fu Guido von Rohr 1000. Adele Cometta 100.

 

Per San Vitale

Bussola 354.

 

Per presepe in San Rocco

Offerte (Natale 2000)  315 .Rusca Stefano 250.

 

Per il restauro della Madonna della sorgente

Sartori Anna e figli 100. Luisa, Giovanni e Omar Ramellini-Sartori 100 . RM 100. Ramellini Carmensilva in memoria del papà Waldo 100.

 

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