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La
lettera del parroco LA SALVEZZA APPARTIENE AL NOSTRO DIO SEDUTO SUL TRONO E
ALL’AGNELLO. Carissimi fratelli e sorelle, Vi saluto con affetto dopo il mio rientro dalle ferie in Colombia. I
giorni odierni rendono presente all’umanità intera e non solo a noi una
realtà sconcertante e preoccupante, una realtà che ci può far mettere
in gioco la nostra fede: c’è o non c’è. Una cruda realtà che ci
prepara a una missione che diventa luce per le nazioni, speranza per gli
uomini. Un risveglio della fede non più visto come il grazioso vestitino
per il tempo dell’infanzia. Non possiamo ignorare le difficoltà che le mutazioni socio-culturali
della nostra epoca causano a tutti noi credenti e non credenti, perciò
oso dire con le parole del Santo Padre in breve e con insistenza: “Levate il capo! Guardate con occhi nuovi verso Gesù Cristo! La morte di
Dio nel cuore e nella vita degli uomini è la morte dell’uomo”. Cessiamo di pensare in silenzio o di dire ad alta voce
che la fede cristiana è buona solamente per i bambini o per la gente
semplice. Se questa appare ancora così è perché negli adolescenti e
negli adulti abbiamo gravemente trascurato di far crescere la nostra fede
sul ritmo del nostro sviluppo umano. La fede è un dono di Dio, una
corrente di luce e di forza che viene da Lui e deve illuminare e
dinamizzare tutti i settori della vita, a mano a mano che essa si radica
nelle responsabilità. Quest’anno
dopo le feste della madonna, inizieremo una ri-evangelizazzione nella
nostra parrocchia, getterò le reti che Il Signore mi invita a dispiegare
sulla sua parola. Continueremo il giovedì di preghiera pilastro
fondamentale per la nostra vita umana e cristiana; riprenderemo il 1°
venerdì del mese da novembre momento di adorazione a Cristo Eucaristia e
faremo altre attività che il Signore ci indicherà, come il
pellegrinaggio a Toronto su invito del Papa. A questo proposito credo che
se ci sono dei giovani volenterosi che vogliono andare a questo
appuntamento la nostra comunità parrocchiale si renderà disponibile a
inviarli. Come
ultima raccomandazione faccio mie le parole di S. Paolo ispirate dall’
ultima preghiera di Gesù dopo la Cena: <<Tutti
sìano una cosa sola>>.Sì! abbiamo bisogno di esserlo, evitiamo ogni
divisione, viviamo nell’unità che piace a Dio e costituisce la nostra
forza, attorno al nostro vescovo e con tutta la diocesi. Accogliamoci con
benevolenza e manteniamo una reale collaborazione tra noi e con tutti. La
Chiesa, specialmente qui ad Arogno lo sia, è una famiglia dalla quale
nessuno è escluso. Saluto
gli ammalati con affetto; il Signore vi consoli con il suo Spirito. Ai
giovani dico; riempitevi di Speranza e fede in Gesù Cristo mentre per
tutti chiedo che il Signore Padre del Cielo ci benedica.
Con affetto don
Orlando PERCHÉ
DIO LO PERMETTE ? Quando
sentiamo notizie di guerre, di eccidi o quando ci capita qualche cosa di
grave siamo portati a porci questa domanda: -
Perché Dio lo permette?- Tentando
di razionalizzare facciamo più o meno questo ragionamento: -Se Dio esiste
ed è onnipotente, per quale ragione tollera che la situazione mondiale
sia così violentemente caotica e ingiusta, perché permette tante
ingiustizie, tante miserie? Se
Dio veramente ci ama come afferma Gesù Cristo, perché non fa sparire
tutte queste miserie e non fa nulla per mettere le cose in ordine? Se Dio
fosse onnipotente potrebbe cambiare tutto in un solo attimo, se Dio fosse
veramente Dio e quindi perfetto e infinitamente buono dovrebbe farci
vivere in un mondo perfetto. Visto come vanno le cose allora Dio non è
quello che ci dicono sia, non è più Dio e stando così le cose, per
quale motivo dovremmo continuare a credere e a cercarlo? È proprio perché
Dio tollera la coesistenza del bene e del male in questo mondo che tante
persone sono spinte verso l’ateismo.- Questo
tipo di domanda e di reazione non è tipica delle nostre generazioni
particolarmente acculturate e intellettuali, è una domanda che il
credente si pone da sempre e alla quale o si risponde con un atto di fede
nel senso che -Dio sa cosa fa- o si tenta una risposta razionale. Ma
allora qui, chi tenta la risposta razionale deve essere cosciente che la
nostra ragione è umana e quindi non può pretendere di spiegare qualche
cosa che le sta sopra, che è più grande di lei, il divino. È come se un
bambino cercasse di spiegare il mondo dell’adulto. Sicuramente riuscirà
a farlo ma a modo suo non necessariamente dando una spiegazione razionale
da adulto e aderente alla realtà vera (non a quella immaginaria del
bambino). Qui
di seguito trascrivo la riduzione di un articolo del Prof Dr Wilder-Smith
che mi sembra dare un buon contributo alla discussione di questo tema. ≼ Adamo ed Eva, avrebbero potuto porsi le medesime domande quando si resero
conto che la terra stava producendo spine e rovi oltre che ai frutti
promessi. E si saranno detti: perché Dio ha permesso questo? Ha forse
cessato di amarci e di provvedere al nostro benessere? Anche
Giobbe, del quale ricordiamo le molteplici tribolazioni, si pose la stessa
domanda quando si vide colpito dal destino crudele assieme alla sua
famiglia. Dio avrebbe potuto frenare quel flusso di disgrazie se
l’avesse voluto. Avrebbe potuto farlo perché è onnipotente, altrimenti
non sarebbe Dio. Si era forse dimenticato di Giobbe? In questo caso perché
Giobbe avrebbe dovuto continuare a servirlo e rispettarlo? C’erano è
vero, molte cose che stavano ad indicare che Dio si prendeva ancora cura
di Giobbe, malgrado le tribolazioni e le malattie, ma per il malcapitato
Giobbe non era più possibile farsi un’immagine chiara della situazione. Quindi
siamo ancora al punto di partenza. Se Dio è quell’essere superiore che
è non dovrebbe permettere la coesistenza nel mondo del bene e del male,
del bello e del brutto. Se però tutto ciò fa parte di un piano
prestabilito, dobbiamo ammettere che non è possibile per noi, con le
limitate facoltà mentali a nostra disposizione, comprendere a fondo
l’atto della creazione. Il
primo capitolo della lettera ai Romani c’insegna chiaramente e senza
ombra di dubbio, che la creazione non contiene nessun elemento
contraddittorio e ci offre una visione di Dio, presentato come il glorioso
onnipotente e aggiunge:”Poiché quel che si può conoscere di Dio è
manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; infatti le sue qualità
invisibili,la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin
dalla creazione del mondo, essendo percepite per mezzo delle opere sue;
perciò essi sono inescusabili”(Rom 1:19-20) Nello stesso capitolo della
lettera ai romani apprendiamo che chi scorge la mano di Dio nella sua
perfetta e splendida creazione (anche se contaminata da Adamo e
dall’uomo) e non lo ringrazia colpito da tutte queste meraviglie, prove
della sapienza del Creatore, ha pensieri vani che ottenebrano sia la mente
che il cuore. Qual
è l’origine del male? Esistono
forse degli ostacoli insormontabili che impediscono agli uomini di aver
fede? Forse narrarvi un’esperienza personale sarà più convincente
d’altri argomenti teorici. Prima
della seconda guerra mondiale ho avuto spesso l’occasione di visitare il
duomo di Colonia. Talvolta mi sono soffermato per ore ad ammirare questa
splendida opera d’arte, le sue colonne, la sua architettura gotica tutta
tesa verso l’alto, le magnifiche vetrate medioevali ed il suo organo.
Guardando quest’opera non potevo fare a meno di pensare a tutti quelli
che attraverso i secoli avevano contribuito alla sua costruzione. Questa
stupenda opera d’architettura era stata creata da architetti geniali e
condotta a termine da artisti altamente specializzati che, oltre a
conoscere il loro mestiere, possedevano anche un innato senso della
bellezza. I dettagli erano veramente di una qualità eccellente, non
parliamo poi della bellezza dell’edificio intero. Esaminando l’opera
delle loro mani, non potevo fare a meno di provare gran rispetto e
ammirazione per questi nostri antenati. Se ricordiamo che a quei tempi non
esistevano tutti i macchinari che oggi facilitano molti lavori di
costruzione, dobbiamo veramente considerare la loro opera quasi un
miracolo. La
struttura di questa cattedrale riflette il genio che ha ispirato la
costruzione. Immaginarsi che un tale capolavoro si fosse compiuto da sé,
senza essere stato concepito dalla mente intelligente di esperti,
significa negare la propria intelligenza. Durante
la seconda guerra mondiale, la città di Colonia dovette subire forse più
bombardamenti di ogni altra città dell’europa occidentale. Il duomo,
che si trovava vicino alla stazione di smistamento, la quale fu bombardata
regolarmente e pesantemente, fu spesso colpito e danneggiato. Mi
ricordo la grande delusione che ho provato rivedendo la cattedrale per la
prima volta dopo la guerra, nell’autunno del 1946. Le due famose torri
erano ancora in piedi e sembravano due sentinelle vigilanti su un
incredibile mucchio di rovine. Tutto ciò che si era trovato attorno alla
cattedrale era stato distrutto e raso a terra. Viste da lontano le torri
sembravano in buone condizioni, ma da vicino si potevano scorgere enormi
brecce nei muri massicci. Parecchie tonnellate di cemento e di mattoni
erano state riposte in una delle brecce più grandi per colmare il vuoto
causato da una bomba. Il tetto era ridotto in briciole, l’organo
danneggiato, le vetrate erano distrutte e il pavimento era coperto da una
massa incredibile di rovine, cocci, pezzi di legno, pezzi di parete
ridotti in polvere tra i quali torreggiavano qua e là degli enormi
blocchi che servivano a coprire i buchi delle bombe. Questa
visione caotica mi ha fatto una grande impressione, mentre il mio pensiero
tornava indietro al tempo in cui, in questa parte della terra regnava
l’ordine e la bellezza. Mentre stavo contemplando le rovine, dando
libero corso ai miei pensieri, non mi passò mai per la testa l’idea che
gli architetti e i creatori di quest’opera d’arte fossero causa della
sua rovina e che le macerie che mi circondavano fossero parte integrante
dei loro progetti. Non dubitai neanche dell’esistenza dei costruttori
benché ora il loro lavoro fosse ridotto in sfacelo. Per arrivare ad una
tale conclusione assurda bisogna dar prova di un bel po’ di energia
mentale! Anzi, perfino le rovine che sorgevano dal caos e dalle macerie,
ricordavano la bellezza di una volta e mostravano la genialità degli
architetti. I pilastri e alcune arcate gotiche erano ancora in piedi e
perfino i buchi prodotti dalle bombe mettevano a nudo la solidità della
costruzione nonché la capacità e il talento dei costruttori. I
bombardamenti avevano svelato dettagli di professionalità che erano
rimasti celati durante i secoli. Le rovine fornivano dunque una prova
della perfezione con cui il lavoro era stato portato a termine. Potremmo
spingerci più oltre ed affermare che le rovine erano una dimostrazione
ancor più impressionante della bellezza e del gran pregio della
cattedrale. Ogni lavoro, infatti, era stato eseguito con grande cura e in
nessuna parte si potevano notare tracce di trascuratezza, come accade
invece in costruzioni della nostra epoca, dove tutto è bello, visto in
superficie, ma è meglio non indagare troppo nei dettagli. Credo
che nessuno si sognerebbe di accusare gli architetti di aver costruito una
rovina. Il loro progetto non ha nulla a che vedere con lo stato in cui è
venuto a trovarsi. Non era poi per me nemmeno troppo difficile distinguere
fra ciò che era stato creato e ciò che era stato distrutto. Benché
il duomo offrisse ora l’immagine sia della perfezione sia del
disfacimento, non ho mai pensato: a)
che non ci fosse un genio, un architetto, che ha ideato il duomo,
anche se in quel momento rappresentava un contrasto tra l’ordine ed il
caos; b)
che la confusione di caos e ordine escludesse la possibilità di
scoprire qualche caratteristica dello spirito che ha creato il capolavoro
originale. Il
duomo bombardato spesso mi ricorda la situazione del nostro mondo come lo
vediamo oggi: un’immagine confusa, una visione di caos e di ordine, di
bellezza e d’orrore, d’amore e d’odio, tutto mescolato assieme.
Partendo da questo punto non è né giusto né logico trarre le seguenti
conclusioni: a)
non esiste nessuno spirito, nessun Creatore che abbia
“costruito” la creazione. Questa è proprio la presa di posizione
dell’ ateo che vedendo le contraddizioni del mondo vuole eliminare dalla
sua mente il problema dell’esistenza di un Dio. b)
a causa di questa situazione caotica è impossibile individuare le
caratteristiche dello spirito che ha creato la natura. Generalmente
parlando è facile distinguere, anche nella natura, il piano divino
originale dal disordine che si è introdotto. Anzi, quando ci si trova
circondati da macerie, è spesso più facile rilevare il piano del
costruttore che quando si ha di fronte una costruzione intatta. Possiamo
portare come esempio gli studi che sono stati eseguiti sulle cellule
cancerose (cellule “in rovina” nell’edificio che si chiama
“corpo”) che hanno svelato molti segreti che non si sarebbe potuto
scoprire in altro modo. Così pure l’immagine che abbiamo oggi della
creazione( che è un misto di buono e cattivo) non deve indurci a negare
sia l’esistenza di un Creatore sia la manifestazione di uno spirito
nella creazione stessa. Come abbiamo visto, capita spesso che un edificio
danneggiato riveli molto meglio le sue caratteristiche di costruzione di
un edificio intatto. È proprio il “danno” che si è prodotto nella
creazione che ci guida verso una miglior comprensione del carattere dello
Spirito creatore e che ci parla di Dio in modo più chiaro che non lo
stato originale della creazione. Gli
atei e gli agnostici continuano a sostenere che guardando al cosmo non si
può scoprire nulla al riguardo dello Spirito creatore perché -secondo
loro- l’universo riflette un’immagine mista del bene e del male,
dell’ordine e del disordine. È chiaro però che la loro teoria non può
reggere in alcun modo. Il motivo perché questa posizione è insostenibile
lo troviamo nel primo capitolo della lettera ai Romani. Dalla Bibbia
apprendiamo, infatti, che la malattia, la morte, l’odio e tutto ciò che
è brutto sono sintomi dello stato di “disordine”,e che si distinguono
facilmente dalla salute, dalla vita, dall’amore e dalla bellezza, cioè
dallo stato originale ed intatto. L’insegnamento
del primo capitolo della lettera ai Romani è dunque non soltanto logico,
quando afferma che tutta la creazione (addirittura quella caduta nel
peccato o “distrutta”) rivela la presenza di Dio in modo tale da
guidare ogni uomo ben pensante verso la lode e la preghiera, ma rispecchia
in realtà i fatti come sono. (continua) CRONACA
Qualche problema di “stamperia” ha fatto sì che il numero di aprile
uscisse solo all’inizio di maggio, giusto in tempo però per annunciare
la prima comunione che ha avuto luogo, come d’abitudine, per la festa
della mamma che quest’anno cadeva il giorno 13. Bella e gioiosa la festa, soprattutto per i nove neocomunicandi che sono
stati accompagnati a ricevere la loro prima comunione da una folta schiera
di parenti, amici e compaesani che hanno gremito la chiesa in ogni ordine
di posto. Alexa Gabusi, Angelina Sigrist, Cristian Lopez, Giona Pedrini Giorgio
D’Azzo, Kevin Casellini, Marco Guidi, Omar Sartori e Simone Zanzi,
hanno partecipato attivamente alla messa, celebrata con commozione
da don Orlando, con canti che esprimevano la loro gioia, accompagnati dal
suono della chitarra e dell’organo. Una messa molto viva nella quale
anche le loro mamme hanno voluto partecipare attivamente e con sentimento. Simpatico e molto apprezzato il rinfresco offerto dalle famiglie dei
festeggiati sul sagrato della chiesa sotto il sole splendente di maggio. Venerdì 11 maggio Assemblea parrocchiale. Alla presenza di poche persone
si è tenuta l’assemblea parrocchiale ordinaria nella quale sono stati
presentati i consuntivi per l’anno 2000 che si sono chiusi con un
disavanzo di 48'000 fr e i preventivi per l’anno in corso che denunciano
un fabbisogno da coprire mediante l’emissione dell’imposta
parrocchiale di 57'200 franchi. Il 24 maggio accompagnata dal bel tempo si è tenuta, organizzata dalla
nostra commissione culturale, un’uscita al Generoso per osservare in
particolare la fioritura delle peonie, un fiore molto raro che fiorisce
quasi esclusivamente sulle pendici del monte Generoso che scendono verso i
paesi della val Mara. Un buon gruppo di appassionati è salito a piedi
mentre un altro gruppo è salito in vetta direttamente con il trenino.
Buona l’idea di aprire l’escursione anche al circolo culturale di
Rovio in modo che parecchi abitanti del paese vicino hanno partecipato
alla scampagnata, che è stata però tradita dalle peonie le quali hanno
pensato bene di ritardare di qualche settimana la loro fioritura, ragione
per cui se ne sono viste molte… ma solo in boccio. In compenso si è
avuta la possibilità di visitare la caverna dell’orso, sul versante
italiano del Generoso, dove sono stati trovate ossa e denti dell’orso
che viveva dalle nostre parti al tempo dell’ultima glaciazione quando il
nostro territorio era tutto coperto di ghiacci dai quali fuoriusciva solo
la cima delle montagne e del Generoso in particolare. 27 maggio Festa della SS Trinità. Malgrado il tempo inclemente, la festa
alla Canöva si è svolta regolarmente grazie all’impegno di Carmelo,
Marco e Remigio che con l’aiuto degli amici che ogni anno ci raggiungono
dall’Italia hanno montato una tenda a mo`di chiesetta nella corte
Minini. L’amico Alberto Tucci, con la sua fisarmonica, ha accompagnato i
canti della messa celebrata da Don Orlando. Da ultimo, in piacevole
compagnia e allegria è stato servito un rinfresco. 14 giugno solennità del Corpus Domini. Come ogni anno la Santa
Eucaristia viene celebrata in piazza Valecc, in prima serata. Quest’anno
il tempo ci è stato propizio concedendoci una splendida giornata di sole.
Con don Orlando ha concelebrato don Juan Marcos, novello sacerdote appena
ordinato; attorno all’altare, come cornice, 6 o 7 chierichetti. Durante l’omelia don Orlando ha parlato di come, al giorno d’oggi, in
questo mondo dei consumi e sempre più materialista, sia più difficile,
per noi adulti, credere alla reale presenza di Gesù nel pane e nel vino
consacrato. L’affluenza di fedeli è stata piuttosto ridotta, complici il bel
tempo, i 4 giorni di ferie che hanno invogliato molti a partire per un
breve assaggio delle vacanze, e, forse, l’anticipo di mezz’ora
sull’orario solito. Come di consueto era presente una rappresentanza
della nostra filarmonica che si è alternata a suonare durante la Santa
Messa e che ha poi accompagnato la processione che si è snodata per un
tratto di paese fino alla chiesa. La cerimonia è ivi terminata con la
solenne benedizione con il Santissimo Sacramento. 16 – 17 giugno, festa dell’alpe che quest’anno si è svolta
all’alpe di Arogno dove, il gruppo molto affiatato degli “amici
dell’alpe” ha effettuato diversi lavori fra cui il ripristino
dell’area circostante i caseggiati con una pulizia generale e la
ricostruzione della staccionata, la costruzione del piazzale per
permettere l’atterraggio dell’elicottero e il ripristino delle fontane
sui sentieri presso l’alpe.. La sera del sabato c’è stata una
grigliata, mentre la domenica circa 200 persone si sono recate all’alpe.
Una gran parte vi è giunta con l’elicottero ma molti anche a piedi, per
vivere una giornata di festa popolare durante la quale si è distribuito
gratuitamente “pulenta uncia”
a volontà. Tanto di cappello agli amici dell’alpe che al di là della
riuscita della festa, hanno dimostrato ancora una volta come sia possibile
nei nostri paesi trovare gente che lavora disinteressatamente per la
comunità. Durante l’estate il nostro villaggio si è trasformato in una piccola
mecca del teatro grazie alla presenza di una scuola internazionale del
teatro che ha impartito le sue lezioni nelle diverse infrastrutture
fornite dal comune e dalla Filarmonica. Al
termine dei corsi la scuola ha offerto una rappresentazione teatrale alla
popolazione. Come di consueto agli inizi di luglio si è celebrata la messa nella
chiesetta della Madonna di Valmara alla quale ha partecipato un folto
gruppo di fedeli che hanno così dimostrato l’interesse che, soprattutto
la parte anziana della nostra comunità, dimostra per questa chiesina
(molto bisognosa di restauri). 16 agosto; festa di San Rocco, santo molto popolare anche nelle nostre
regioni dove, a seguito delle diverse pestilenze succedutesi, si sono
erette chiese, oratori e cappelle per propiziarsi la protezione del santo.
Anche Arogno ha il suo oratorio che, grazie ai parrocchiani ma in
particolare grazie ad una persona molto sensibile che ci ha
sostanziosamente aiutato, è in via di restauro (l’ultimo atto è stata
la tinteggiatura dell’interno proprio qualche giorno prima della festa).
Un restauro la cui tappa principale verrà terminata nei prossimi mesi con
il rifacimento in piode del tetto dell’abside che si è rivelata molto
antica. Alle 19.30 è stata celebrata la messa da don Alfredo,un novello
sacerdote d’origine cilena consacrato il 2 giugno di quest’anno. Alla
fine della cerimonia ci si è soffermati sul sagrato di San Rocco a
salutare don Alfredo che partirà per la val Verzasca dove sostituirà don
Eduardo (molto conosciuto anche qui da noi, tanto che un gruppo di
parrocchiani si è recato in val Verzasca per salutarlo prima della sua
partenza per le Missioni). La
commissione culturale anche quest’anno ha voluto organizzare un
intrattenimento per la prima domenica di settembre. Nelle intenzioni si
sarebbero dovute tenere due manifestazioni serali in piazza Valecc e un
pomeriggio ricreativo per i nostri fanciulli. Quest’ultima è stata
l’unica attività che ha potuto aver luogo (molto frequentata e
eccellentemente vissuta dai molti partecipanti) mentre sia il concerto sia
la serata filmistica sono state annullate a causa del tempo bizzoso di
questa fine agosto. Inizio di settembre caratterizzato dalla nascita di due nuove
società nel nostro comune. Il 4 settembre è rinata ufficialmente con la
riunione dell’assemblea costituente tenutasi nella sala del consiglio
comunale la Società di Tiro che si rivolge in particolare agli
appassionati di tiro al piccolo calibro e di tiro all’arco, mentre il
giorno seguente, il 5 settembre si è costituita la società del Gruppo
d’ascolto musicale nata anche ufficialmente dopo l’esperienza
dell’anno scorso. A presidente di ambedue le società è stato nominato
per acclamazione il dottor Marco Ferrera che ne è stato anche il primo
promotore. Lunedì 1° ottobre, festa di Santa Teresa del Bambin Gesù
onorata qui da noi
nell’oratorio di Sanm Vitale dove vi è una bella statua della santa.
Alle 4 del pomeriggio, alla presenza di un bel gruppo di fedeli attirati
anche dalla bella e mite giornata d’inizio autunno, don Natale del
collegio don Bosco di Maroggia, in sostituzione di don Orlando recatosi al
capezzale della madre malata, ha celebrato la santa messa. Durante
l’omelia don Natale ha fatto l’elogio della vita di questa santa
schiva, morta in giovane età stroncata dal mal sottile che ha speso la
sua breve vita praticando la “piccola via” per giugngere alla santità.
Amando Dio con tutte le sue forze e facendo non le cose straordinarie ma
le piccole cose di tutti i giorni in modo straordinario. Non per nulla è
stata eletta patrona delle Missioni e ultimamente dottore della Chiesa.
Nel piccolo oratorio di San Vitale i cui muri sono segnati dall’usura
del tempo, abbiamo così pregato e onorato questa piccola grande santa,
famosa in tutto il mondo cattolico. I
militi della Protezione Civile del Mendrisiotto, alcune settimane fa,
hanno ristrutturato rendendolo più comodo e affidabile, il primo pezzo di
sentiero che dal Pianello porta all’Alpet, creando dei passaggi
protetti, un ponticello il legno e punti panoramici che spaziano a 180
gradi sul Lago di Lugano. Un altro distaccamento della protezione civile (specializzato nella
salvaguardia dei monumenti e delle opere d’arte), ha invece portato a
termine l’inventario dei beni culturali della parrocchia e in
particolare quelli giacenti nell’oratorio di San Michele. Grazie a chi
vi ha lavorato e in particolare ai responsabili del corpo che hanno reso
possibile questo lavoro. Di tanto in tanto ci giungono all’orecchio per vie traverse, i
“mugugni” di qualche parrocchiano per disguidi vari (vedi mancanza dei
banchi in San Rocco o la panchina sul sagrato che viene sempre spostata
dai soliti ignoti dietro la chiesa…). Desidereremmo magari un po’ più
di comprensione e, se possibile, anche una migliore collaborazione (tutti
possono sbagliare e soprattutto prima delle vacanze è più facile qualche
… dimenticanza. E poi, umanamente, non possiamo arrivare dappertutto;
anche i membri del consiglio parrocchiale hanno i propri impegni
famigliari e professionali!). Per esempio perché non si costituiscono,
fra gli interessati, dei gruppi spontanei che si occupano degli oratori e
della loro gestione ordinaria? Un gruppo per San Rocco, uno per Val Mara
ecc. crediamo sia una buona idea per coinvolgere di più la gente e per
evitare il più possibile altri disguidi. Il sasso è lanciato aspettiamo
le vostre reazioni!
La
cappella della Madonna della Sorgente a Calfaree. Aderendo alle sollecitazioni di alcuni compaesani e soprattutto della
signora Anna Sartori che ha preso a cuore la questione, abbiamo provveduto
a far ripulire la cappelletta (grazie all’amico Renzo Puricelli che
anche in questo caso, come nella pulizia costante del muro di sostegno
della chiesa, ha voluto prestare la sua opera gratuitamente) e a far
allestire uno studio di fattibilità per il restauro, in particolare,
degli stucchi. Non siamo ancora in possesso di un preventivo ma, in previsione della
spesa, abbiamo aperto una sottoscrizione nella rubrica “Offerte” in
modo che chi ci tiene particolarmente alla salvaguardia di questa
cappella, possa indirizzare le proprie offerte in modo mirato. Qui di seguito pubblichiamo, per gentile concessione del suo estensore,
don Walter, la storia della nascita di questa sorgente e della costruzione
della relativa cappelletta.
L’acqua miracolosa di Arogno
di
don Walter Cereghetti Basta
che ne parli la televisione e una cosa balza al primo piano della cronaca.
L’attenzione all’acqua di Arogno si è fatta molto viva con la
diffusione in TV di un documentario avente come tema le radiazioni
provenienti da pietre, da metalli, dall’acqua, da antichi monumenti di
culto e da luoghi particolari, esistenti numerosi anche in Ticino. Particolare impressione per gli abitanti di Arogno ha
suscitato l’affermazione secondo la quale l’acqua che sgorga ad Arogno
dalla sorgente di Calfaree ha un’energia paragonabile a quella della
grotta di Lourdes. Facile immaginare l’accorrere di folle in cerca di
miracoli e di salute. Bisognerà
distinguere energia da energia. E’ provato fin dall’antichità che i
corpi terrestri, acqua compresa, emettono delle radiazioni volgarmente
chiamate onde, che possono essere captate
da persone particolarmente dotate come i rabdomanti, attraverso
pendoli o bacchette di vario materiale. Usando questi mezzi, il rabdomante
riesce non soltanto a individuare l’acqua nel sottosuolo, ma addirittura
a calcolarne profondità e portata. Si
tratta di energia naturale che fa parte delle meraviglie dell’universo e
delle potenzialità dell’uomo a scoprirle e usarle. In
questo senso posso accettare l’affermazione di chi, dopo opportune
misurazioni, ha affermato che le due sorgenti (Calfaree e Lourdes) emanano
la stessa energia. Ma
a Lourdes si tratta di tutt’altra energia che proviene da fonte
superiore alla natura e si situa in un ordine totalmente diverso. Là in
un secolo e mezzo sono avvenute, al contatto con l’acqua, numerose
guarigioni straordinarie chiamate “miracoli” che la scienza non può
spiegare ma che sono realtà sotto gli occhi di tutti. Ad
Arogno in cinque secoli niente di tutto questo, e tuttavia la presenza di
una sorgente molto vigorosa che sgorga in mezzo alle case
del villaggio montano – unico caso in Ticino – assume per altri
versi l’aspetto del miracolo. Il
paese di Arogno ha una storia ultra millenaria. Esistono ancora reperti e
resti di costruzioni che fanno risalire la formazione del villaggio ad
assai prima del mille. La
conformazione della Valle si prestava molto all’insediamento di una
comunità di pastori e di contadini, per la possibilità di disboscamento
non troppo difficile fino alla cresta non impervia dei monti che
circondano la Val Mara e soprattutto perché protetta dalle asperità
della Valle a nord dove si congiunge con la Valle d’Intelvi e a sud
prima di aprirsi al piano e al lago. Qui
dunque i montanari vivevano in sicurezza e tranquillità accudendo al
bestiame, ai boschi, alle poche varietà di frutti fra cui primeggiava la
castagna ed organizzando la loro vita secondo lo scorrere delle stagioni. Pian
piano sorgevano case, stalle e cascine, di fattura rustica e semplice,
collegate da sentieri incorniciati spesso
da muriccioli a secco ricavati dalle pietre procurate dalla
bonifica dei prati e delle selve. Ma
l’acqua restava sempre al centro di ogni loro intervento. Senza
l’acqua non poteva svolgersi nessuna loro attività. Spesso l’acqua
raccolta dai tetti nei giorni di pioggia veniva condotta in apposite
cisterne con canali scavati nel legno. Altre volte la si prendeva scavando
pozzi nel terreno. Normalmente le abitazioni venivano costruite accanto o
poco discosto da sorgenti che scaturivano, alcune senza interruzione,
direttamente dalla terra e dalla roccia. Fortuna
di Arogno fu dal principio lo scorrere del fiume Mara e una sorgente molto
importante chiamata Böss o Bossi sulla strada che collega il villaggio a
Rovio, sulla sponda sinistra della Mara. Questa sorgente ha interessato da sempre la storia di Arogno ma alla fine
dell’ottocento, quando fu captata per alimentare la condotta forzata per
la centrale elettrica che sorse a Maroggia e che è sempre in attività,
è diventata centro di lotte e di contrasti
di rilevante vigore. Era l’inizio anche da noi dell’era delle
macchine e Arogno fu il primo paese montano ticinese a servirsi
dell’acqua per creare un’importante industria di orologi
oltre a un mulino, una segheria, un maglio e un frantoio
dell’olio. Tutto questo ancor prima della condotta per l’elettricità. Si
deve pur dire che la popolazione di Arogno vendette cara la sua pelle e
oppose tenace resistenza a chi voleva appropriarsi della sua acqua in modo
anche più massiccio. Ma come in tante altre cose prevalse la ragione
dell’economia e lo sfruttamento lasciò il suo segno ancora visibile
anche in altre parti. Il
nucleo del paese convergeva attorno ad una sorgente che scaturiva dalle
parti del colle di San Vitale, dalla Sighignola e dal Tenzale e scendeva
fino al Pasquee (in antico Pasquaro) ed alimentava il lavatoio, la piazza
della Froo, (o Frova) piazza Valeggio (o piazza Valecc) e piazza San Rocco
fino a confluire nel fiume Mara attraverso la Valeta. (o Valeta da Canaa).
Oggi quasi tutto questo percorso d’acqua è coperto facendo perdere ad
Arogno un tratto notevole della sua originale bellezza. Anche
le frazioni avevano risolto il loro problema idrico: A Devoggio la
sorgente sgorga in mezzo alla case attorno alla quale fu costruito il
lavatoio, la fontana per la popolazione, l’abbeveratoio per le bestie e
un pozzo. Non poteva mancare ad incorniciare la preziosa presenza, una
graziosa cappella dedicata, oggi, alla Madonna di Lourdes. Anche
alla Canova vi era un lavatoio e una fontana con l’acqua captata nella
valle del Beltramino. Pure la Baretta, Calmarella e Bogo avevano la loro
brava acqua proveniente da sorgenti sul posto e dalla valle del Lembro. Rimaneva
un quartiere praticamente isolato e senz’acqua, costretto a servirsi
delle fontane in paese o anche a scendere fino al fiume Mara per trovarla.
Ancora oggi è ricordata “l’acqua fresca” sotto il ponte vecchio.
Calfaree (casa del fabbro ferraio) é il gruppo di case, abbarbicato ad
uno sperone roccioso (Ciapei o Ciaparei) dove, lasciato il nucleo di
Arogno, inizia la strada per Lanzo d’Intelvi (Italia), sull’erta su
cui sorgeva un’antica fortezza ed ancor oggi chiamata Castello. Se
vi passate oggi vi troverete di fronte ad uno spettacolo
eccezionale, idillico e commovente ad un tempo: il tutto benedetto
da una Madonna che lascia trasparire l’originale leggiadria, ora ridotta
in condizioni di fatiscenza, racchiusa in un’edicola nata bianca. Il
miracolo dell’acqua a Calfaree (casa del fabbro ferraio) Alle
spalle del villaggio di Arogno col suo Pasquee e Calfaree si erge
imponente la montagna Sighignola la cui sommità delimita il confine
svizzero da quello italiano. Attualmente la vegetazione, provvidenziale
riparo alle case sottostanti dalla caduta di massi, è molto cresciuta
dopo memorabili incendi che avevano messo a nudo gli strapiombi rocciosi.
Essa attenua molto l’asprezza del territorio che oggi è diventato
ideale regno per camosci, caprioli e cervi e sta a dimostrare anche le
incredibili fatiche di molte generazioni che ci hanno preceduto. I
contrafforti della Sighignola erano terrazzati fino al limite del
possibile con muriccioli e sentieri d’accesso a poche manciate d’erba
e ad alberi di diversa specie con predominio del faggio e della quercia.
Parliamo del Tenzale che era uno scomodo ed impervio ma vicino magazzino
comunale e patriziale per uomini e
bestiame. Esso forniva la “rüsca” o corteccia dei roveri che si
mischiava alla farina e alle granaglie anche per le famiglie. Il Comune la
metteva all’incanto con il
legname grosso per la costruzione di case e stalle, quello medio per
ardere e quello minuto per ricavarne “scodighe” ossia liste sottili
solitamente di nocciola per farne gerle e barlazzi (grosse ceste per le
diverse necessità di lavoro). Dal Tenzale proveniva anche l’acqua che,
come abbiamo ricordato, confluiva al Pasquee. Da uno dei suoi sentieri si
poteva ammirare il giardino dei fiori (giardin di fiuu) – un vero
giardino naturale fiorito anche in inverno, posto in un pozzo di roccia
inaccessibile anche agli animali. Mi sono soffermato a descrivere il
Tenzale che è la facciata della Sighignola che guarda a sud, perché ci
aiuta a immaginare in qualche modo che cosa nasconde all’interno:
certamente lunghe crepe tra roccia a roccia, caverne che si trovano
numerosissime anche nelle vicinanze come nelle sponde della Val Mara, ai Böss
e in generale nel monte Generoso che sta rimpetto alla Sighignola e ne
forma un’unica catena. Dalla
Sighignola, a ovest oltre il colle di San Vitale e nella regione di
Pugerna, scaturivano altre sorgenti che alimentavano Pugerna stessa, la
sua masseria di S. Evasio ed anche Campione che
sta sotto in riva al Lago Ceresio. Tra San Vitale e S. Evasio si
scava una valletta chiamata “Vallone” che scende fino a Campione e un
tempo ricca d’acqua e addirittura con una piccola cascata. Ora in questi
luogo è tutto molto cambiato e ve ne rivelo il perché trascrivendo dal
volumetto “ Campione d’Italia
nella storia nell’arte e nel diritto” di Antonio Colombo (pag.
65.) 1528:
Rovina per Campione, fortuna per Arogno. “ La cronaca di Campione
ricorda la rovinosa frana o alluvione del 1528. Da parecchi giorni i
Campionesi avvertivano certe scosse del terreno ed anche dei rumori
misteriosi, specie di boati, che provenivano dal monte. Sembrava che nelle
sue viscere una forza si agitasse tentando di erompere. La gente, com’è
naturale, era presa da grande spavento: si riversava nella piazza,
abbandonando le case per paura di essere sepolta e si rincuorava a
vicenda. Quanto alle cause attribuivano
(siamo all’epoca delle superstizioni, sebbene i creduloni siano anche
dei giorni nostri) tali scosse e rumori ad influssi maligni e dicevano
addirittura che, sotto terra, ci doveva essere un terribile demonio, che
voleva uscire per colpirli a morte. Nel borgo erano allora
soggiornanti, per ragioni di riposo e per mettere in sesto la salute, due
umanisti, colti perciò, tali Merula e Castione. Fu a loro domandata la
causa, che, per vero, essi ritenevano naturale. L’uno spiegava il
fenomeno con una specie di assestamento del suolo, che provocava scosse
sismiche. L’altro l’attribuiva a fuoco imprigionato nelle viscere
della terra ( dimenticando l’erosione delle acque sotterranee) ma il
popolo pensava a malìe, a streghe, a diavoli ed entità malefiche e
vieppiù si eccitava. S’arriva alla notte fra il 19 e
20 maggio, una notte limpida e di stelle. I Campionesi avvertirono forti
scosse e boati spaventosi, cosicché, afferrato qualche indumento, si
riversarono verso la sponda del lago appena in tempo per salire sulle
barche e prendere il largo, perché un rumore assordante si udì e dalle
montagne precipitarono furiose le acque sotterranee abbattendo diverse
case e vigneti e minacciando la stessa chiesa. Sembrava il finimondo.
Ripresisi dallo spavento, dopo sette ore di ansia, ritornarono a terra e
poiché, in quel giorno, ricorreva la festa di S. Bernardino da Siena, in
unione a quelli di Bissone, Arogno, Maroggia, Melano a Capolago, che
avevano corso lo stesso pericolo, fecero voto di festeggiare in perpetuo
tale ricorrenza. San Bernardino era ben conosciuto
dalle nostre parti, avendo rivolto alle popolazioni d’Italia le sue
infuocate prediche, che venivano accolte dai suoi ascoltatori. Salì anzi
verso le nostre Alpi, attraversando la Valle Chiavennasca. In conseguenza
del cataclisma, quelli di Arogno notarono un aumento di acque e
l’apertura di nuove sorgenti con grande loro vantaggio.” Così in una riga il Colombo
archivia un fatto che per
Arogno ha avuto un’importanza incalcolabile, al quale noi vogliamo
tuttavia dedicare ancora un momento di ricordo e di riconoscenza. Ricordo di un cambiamento
profondo del villaggio e del suo sviluppo. Il cambiamento di direzione
dell’acqua che abbandona totalmente il suo letto per aprirne un altro
sotterraneo dalla parte opposta fino a scaturire tra le case del villaggio
di Arogno, implica un radicale cambiamento del villaggio stesso. Arogno, da quel 20 maggio 1528,
non è più quello di prima e la nuova acqua sarà determinante per il suo
sviluppo. Attorno sorgeranno dapprima un maglio, (Calfaree – casa del
fabbro) una segheria, un frantoio per l’olio (di noci), un mulino (zona
del mulino) ed infine sul finire del secolo XIX la fabbrica di orologi. La riconoscenza ci fu ma oggi
sembra quasi scomparsa. Dove sgorgò la sorgente, probabilmente subito, fu
edificata una cappella con una statua della Madonna. Esiste tuttora ma
l’edicola e la statua si trovano in cattivo stato di conservazione e
richiedono un intervento di salvezza. Mi auguro che almeno per il
quinto centenario dell’evento (anno 2028) il paese sappia ricordare la
grazia segnalata ricevuta con il restauro del primitivo ex voto. Quanto a S. Bernardino da Siena
non so che dire. Forse negli altri paesi citati qualcosa esiste, ma ad
Arogno non ho mai avuto occasione di trovar traccia di lui. Se lo studioso
dell’evento del 1528 non ne parlasse nel suo libro, di San Bernardino da
Siena più nessuna memoria.
d.w.
“Date a Cesare quello che è di Cesare
…”
a proposito di imposta parrocchiale. Prima dell’estate il Consiglio Parrocchiale ha proceduto all’invio
delle tasse parrocchiali per l’anno 2000 a tutti coloro che sono di
religione cattolica (non sempre purtroppo siamo informati in modo esatto e
perciò ci scusiamo con chi ha ricevuto la tassazione pur professando un
altro credo) e che non hanno
comunicato la loro decisione di non ritenersi parte della chiesa
cattolica. Speriamo che anche quest’anno i cattolici della nostra
parrocchia facciano il loro dovere così da permettere alla nostra comunità
parrocchiale di progredire nel suo cammino volto anche a salvaguardare le
testimonianze che ci hanno lasciato i nostri predecessori. Qualcuno si chiederà come mai ad Arogno si debbano pagare anche le tasse
parrocchiali quando nei comuni limitrofi (e non solo) non se ne pagano. La risposta è abbastanza semplice. Dove non si pagano tasse parrocchiali è perché: ·
o la parrocchia ha altre
entrate (vedi proprietà di reddito) sufficienti a coprire il fabbisogno ·
oppure il comune versa un
contributo, la cosiddetta congrua.. Nel nostro caso purtroppo non possediamo beni di reddito e il comune ci
versa un contributo di 238 fr annui e da sempre non paga nemmeno un
centesimo di salario per le tre lezioni settimanali di religione che il
parroco tiene regolarmente nelle nostre scuole. Sia ben chiaro che non ne
facciamo una colpa solo ai municipi che si sono succeduti (e tantomeno
all’attuale) in quanto anche il Consiglio Comunale, se ben ricordo circa
una ventina di anni fa, non ha voluto saperne di introdurre un aiuto alla
parrocchia sottoforma di congrua. In questa situazione (di disinteresse da parte dell’autorità civile
comunale) dobbiamo provvedere altrimenti per coprire il fabbisogno che ci
permetta di stare in piedi.. Non vediamo altra soluzione se non quella
della riscossione dell’imposta parrocchiale. Ad esempio il preventivo per l’anno 2001, che è stato approvato
dall’ultima assemblea parrocchiale, prevede un fabbisogno di 57'200
franchi da coprire mediante imposta parrocchiale. C’è da notare poi, che nel preventivo non vengono messe le opere di
restauro (le più urgenti riguardano la chiesetta della Madonna di
Valmara). Opere che verranno iniziate solo quando avremo i fondi
necessari, fondi che vengono versati ad hoc da chi ha interesse che venga
restaurato questo monumento storico, e non prelevati dal conto ordinario. Certo che sarebbe bello per tutti non dover versare la tassa parrocchiali
che in definitiva fa sì che il cittadino cattolico di Arogno viene a
pagare il 105% d’imposta! Ma perché questo sia possibile bisognerebbe
che il comune finalmente si decidesse a versare alla parrocchia, come fa
la stragrande maggioranza dei comuni ticinesi, un contributo sostanzioso
(dell’ordine di 25'000 fr , che è grosso modo l’ammontare
dell’incasso della tassa parrocchiale). Questo tributo, non verrebbe a pesare sul cittadino di Arogno perché per
legge il comune non può prelevare più del 100% di tasse, per cui questo
contributo alla parrocchia … verrebbe sopportato dai comuni ricchi che
già ora, grazie al contributo di livellamento, aiutano il nostro comune là
dove non può arrivare a coprire le uscite con le proprie forze. Ma evidentemente, se fin’ora non si è mai potuto ottenere
quest’aiuto da parte del comune politico, è perché ci sono altre
ragioni di tipo ideologico che fanno pensare ad antiche (e purtroppo mai
sopite) lotte dell’800. Ideologie stantìe di due secoli fa, che, come
cittadini del 21° secolo, si potrebbero e dovrebbero poter superare
agilmente se solo ci fosse un po’ di volontà di aiutarsi
reciprocamente.
ANDAR PER SENTIERI
(2) Il sentiero del ponte
Devoggio
– Ca’ Növa Cento
metri prima di Devoggio per chi scende da Arogno o 100 metri dopo la
frazione per chi sale da Maroggia si trova una zona, piuttosto umida,
chiamata “Muianca”. A monte della stessa si possono ammirare grossi
massi di conglomerato morenico, ricordo delle invasioni glaciali e, fra
questi, una caverna grande come un locale. A valle della strada inizia il
sentiero del ponte, così chiamato perché porta al ponte di Devoggio e da
lì al “Bagian”. È
un bel ponte pedonale, l’unico sulla Val Mara, costruito molti anni fa
ad arco e in pietra del luogo, quando le relazioni umane fra le due sponde
della Mara erano molto più frequenti di oggi. A sinistra, scendendo verso
il ponte, si vede l’acqua della valletta di Vigone che si getta nella
Mara, È tutto un tratto roccioso dove, d’inverno si possono ammirare le
rose di Natale. Al di là del ponte è tutto bosco dove crescono numerosi
i ciclamini. Ai piedi del ponte, il fiume, che raramente se non in tempi
di grossa piena arriva con l’acqua a lambire l’arco del ponte, forma
una bella pozza fresca dove un tempo, d’estate, specialmente nei giorni
di festa, gli uomini di Devoggio e della Canöva venivano a fare il bagno.
Dal ponte si scorge un grosso masso erratico, un cubo di granito, portato
dai ghiacciai. Il sentiero continua a salire nel bosco e ad un certo punto
si biforca: uno va pianeggiante verso la valletta della Canöva per poi
salire verso quella frazione in un tratto ripidissimo chiamato
“Sipirlu”, l’altro sale nel bosco verso i prati della “Casina”.
Qui si divide in tre parti. Quello più a valle attraversa tutto il prato
e va, attraversando la valletta della Casina verso Doragno. Quello di
mezzo, si trasforma in una piccola strada e sfocia alla Casina, mentre
quello superiore rientra nel bosco per uscire vicino alla cappella della
Trinità. È un sentiero assai frequentato specialmente dai turisti ed è
una parte del “sentiero dei cinque comuni” reclamizzato dalla Pro
Monte Generoso ovest. Una
volta era molto usato dagli abitanti delle frazioni. Mia nonna andava alla
Canöva a trovare sua sorella la sera e usava, non essendoci ancora la
pila e costando troppo il petrolio per il lanternino, il “paiöö”.
Questo era un mannello di paglia legato molto stretto in modo che se
acceso all’estremità, bruciava senza fiamma rischiarando appena il
sentiero a sufficienza però per vedere dove mettere i piedi.
Mo Rino
OFFERTE
Per il bollettino
Bernardino
Rizzi 50. Disler Armand 20. Valsangiacomo Maria Teresa 10. Sigismondi
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Trudi 20. Pedroni Luce 15. Rusca Stefano 50. Sala Emiliana 20. Liselotte
Fontana 20. Lydia Minini 20. Luciano Secondini 30. Per
la Chiesa Famiglie
per la prima comunione 225. Sposi Paolo e Lorena 100. Severino Devecchi
20. Pedrazzini-Mattei 50. Maurizio Pelli 50. Barchiesi Ede 10. Citella
Sofia 20. Luciana Soldati in mem Colombina Antognini 20. NN Arogno e
Maroggia 140. Nocioni Lauro e Yvonne 153. Petcovic Srba 50. Annamaria
Probst 100. Lydia Minini 25. Da Maria Antonia e Remi per il battesimo
della piccola Ariel 50. De Maria-Greco Ramona e Carlo per il battesimo
della piccola Ariel 50. Lara e Roberto Manfredi in memoria della nonna
Maria 100. Manfredi Gianni 20. Manfredi Mara 86. Devecchi Saverino 40.
Lucy Ferrari 50. Medici Milvia e Mariangela 100. Jolanda e Amelio Delucchi
in memoria di Alberto Stella 100. Stella Maria in memoria di Alberto
Stella 100. Enrica Sigismondi in memoria di Alberto Stella 20. Masoni
Valeria e Franco 50. Scuola dell’infanzia Lamone in memoria di Alberto
Stella 75. Per
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Ferrari Diletta 20. Loredana Jeanmaire in memoria della mamma 100. Disler
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