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La lettera del Parroco |
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Ottavario dei morti |
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Cronaca - da Pasqua ai morti |
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| Pellegrinaggio alla Madonna dei miracoli | |
| "Chiedi e ti sarà dato" | |
| Un avvenimento da non dimenticare | |
| La pagina dei giovani | |
| Come l'araba fenice | |
| Le scuole di Arogno nell'ottocento | |
| Offerte | |
LETTERA DAL PARROCO
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“Il
signore è il mio pastore non manco di nulla, in pascoli d’erba fresca
mi fa riposare” (Salmo22) Cari
fratelli e sorelle, Cristo ieri, oggi e sempre: ci rassicura
la sua presenza in quest’anno giubilare ricco di speranza, sapendo che
il Signore della storia ha riconciliato il mondo con Dio Padre e aspetta
il ritorno di tutti all’unico Dio di tutta l’umanità. Il Verbo facendosi carne ci dà il
coraggio di camminare ogni giorno, verso la meta che ha riservato per
coloro che saranno perseveranti nelle fatiche della vita. Quindi la
comunità non è sola ma la sorveglia il custode, un pastore che cura le
sue pecore, le lascia libere ma al momento del pericolo si presenta e le
difende, portandole sulle sue spalle, guarendone le ferite, consolandole
nei momenti di smarrimento e di paura, incoraggiandole con le sue Parole
di Vita perché continuino sui prati a pascolare, e dopo una lunga
giornata rispondano alla sua voce per tornare a casa, alla casa del Padre
che accoglie tutte con amore e misericordia. Carissimi, l’inizio di questo nuovo
anno pastorale sia con gli occhi fissi sul volto del nostro Salvatore Gesù
Cristo, il Pastore delle nostre anime. Non permettiamo che il chiasso del
mondo ci otturi l’udito, ma avviciniamoci a Lui per ascoltare la sua
voce. Sono, le sue, parole di Vita, di Vita Eterna. Al mio ritorno riprenderemo il
catechismo per i bambini, l’Eucaristia adattata a loro e la nostra
adorazione mensile con la presenza Eucaristica. Continuerò la benedizione delle case
che per me sono come una visita pastorale al gregge affidatomi; vorrei che
almeno in quei pochi minuti di sosta nelle vostre case, le persone che vi
abitano, percepiscano che c’è il signore Gesù che le ricorda e le ama.
Per i giovani, confidando nell’aiuto
del Signore e nella materna protezione della Vergine Maria, spero di
offrire, assieme ad altri confratelli, un programma serio, già avviato in
altre parrocchie e che sta portando buoni frutti. Infine ci saranno delle attività per
tutta la nostra zona pastorale per le quali darò informazioni dettagliate
al momento opportuno. Mi raccomando di nuovo il canto
liturgico. Vi auguro un inizio di anno (pastorale)
con fiducia, uniti nella preghiera e con vivi sentimenti di amore
fraterno, il Signore ci benedica; Con affetto don Orlando
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OTTAVARIO DEI MORTI
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1° novembre
Solennità di tutti i Santi. Dopo
la messa visita al cimitero, preghiera e benedizione sulle tombe dei
nostri cari. Per
l’occasione auguri a tutti per il vostro onomastico! Nei giorni 2,3,6,7 e 8
Santa Eucaristia dell’ottavario alle ore 19.30 Sabato 4
Santa messa prefestiva alle 17.00 Domenica 5
Santa messa festiva alle10.45 Come da tradizione il 1° novembre ci sarà il banco di beneficenza. La signora Adele Cometta che , benevolmente, s’incarica della bisogna, mi prega di avvertirvi che le torte devono essere consegnate in casa della signora Giulietta Mombelli il 31 ottobre tra le 13.30 e le 17.30. Grazie! |
CRONACA
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Da
Pasqua ai morti C’eravamo
lasciati con “la voce argentina della pioggia sui tetti”, come dice il
poeta. Una pioggia tanto attesa, dopo un lungo periodo di astinenza che
aveva messo a dura prova la nostra terra assetata. A questa prima pioggia
di primavera hanno fatto seguito tanti giorni grigi inframmezzati da
occhiate di sole che hanno però avuto il pregio di rinverdire tutta la
natura e ci si è avviati così verso il tempo pasquale. 8 aprile
per
la gioia di molti nostri giovani don Orlando, con i suoi confratelli della
zona pastorale, ha organizzato una riuscitissima uscita a Gardaland 16
aprile, domenica delle
Palme. Ci
si è ritrovati in molti sul nuovo sagrato, pulito e ben delimitato dal
muricciolo, per la benedizione dell’ulivo segno di pace e di
fratellanza. Un nutrito stuolo di bambini gioiosi (che piacere vederne
finalmente così tanti!) hanno accompagnato la cerimonia portando ognuno
una lunga e flessibile foglia di palma sventolante nel sole del mattino. Durante
la celebrazione della messa con lettura della “passione di Cristo”,
don Orlando ha avuto modo di presentare tutti i bambini che avrebbero
ricevuto la Prima Comunione nel mese di maggio. Durante
quel fine settimana si sono svolte le votazioni comunali con la novità
della partecipazione di un nuovo gruppo politico (indipendenti). I
risultati del municipio hanno confermato per i sei settimi le personalità
uscenti e cioè i signori: Celso Tantardini (sindaco), Eva Collenberg,
Fernando Cometta, Beatrice Gerosa, Geo Jeanmaire, , Gianfranco Vanini e
Corrado Sartori (nuovo e vicesindaco) 18
aprile. Cena povera Anche
quest’anno si è organizzata all’Opera Pia la “cena povera” a base
di pane e minestrone offerto da tre nostre parrocchiane. Numerosi i
partecipanti che hanno stipato la sala dell’Opera Pia e seguito con
attenzione le riflessioni di Don Orlando. L’offerta volontaria di 350 fr
è stata versata alla catena della solidarietà per gli affamati
dell’Etiopia. 23
aprile. Pasqua di
Resurrezione. Le
tradizionali celebrazioni sono state tenute in un clima primaverile, con
molto verde e tepore intorno grazie al periodo molto tardo nel quale è
caduta la festività quest’anno. 3
maggio. Nella sala
del consiglio comunale si è tenuta una serata pubblica per la
costituzione di un comitato che vagliasse la possibilità di costituire
una nuova società cooperativa di consumo con lo scopo di ritirare il
negozio coop e mantenerne l’apertura dato che la coop- svizzera ne aveva
deciso la chiusura entro l’anno. 5
maggio. Assemblea
parrocchiale presieduta da Gabriella Pelli nella quale il collega Giuseppe
Romano ha rassegnato le sue dimissioni per motivi professionali. Il
presidente ha ringraziato il caro Pepi per tutto quanto ha fatto e, ne
siamo sicuri, continuerà a fare anche dall’esterno, per la parrocchia. In
particolare, oltre ai conti per il 1999 e a quelli definitivi riguardanti
la ristrutturazione della nuova Opera Pia, sono stati presentati; la
documentazione fotografica concernente il restauro della Madonna Del
Rosario e i due volumi, corredati da molte fotografie, frutto del lavoro
dell’architetto Denti che ha inventariato la chiesa parrocchiale con
tutti i suoi dipinti, gli stucchi e le suppellettili antiche che vi si
trovano. Questo è un primo passo che il Consiglio Parrocchiale ha
intrapreso per creare un archivio completo dei beni d’interesse storico
della nostra parrocchia. Domenica
7 maggio Era il giorno
della Prima Comunione per Camilla Agustoni, Jessica Albertini, Arno
Ferrera, Roberto Forni, Elias Oberbösch, Viola Pfister, Ramona Trivella e
Regina Wernli. La
chiesa era stipata come sempre in queste occasioni. È stata, per chi
l’ha vissuta da vicino, una messa da non dimenticare celebrata con una
grande partecipazione da parte dei neo comunicandi che, guidati dalla
signora Katia Trotti e accompagnati alla chitarra da Rachele Delucchi
hanno concelebrato la messa con semplici e espressive coreografie che
accompagnavano i canti gioiosi. Dopo
la cerimonia, nonostante il tempo incerto, le famiglie dei neocomunicandi,
coadiuvate dalle solite donne che sempre sono disponibili in queste
circostanze, hanno offerto un aperitivo sul sagrato Sabato
13 maggio. È il giorno della
cresima per tredici nostri figli Una
solenne scampanata ha preceduto la messa prefestiva durante la quale è
stato celebrato il sacramento della Confermazione da parte di Monsignor
Ernesto Storelli in rappresentanza del Vescovo, alle nostre canterine si
sono aggiunte per l’occasione alcune suore dell’ordine di Betania che
si sono stabilite, con i loro confratelli, a Rovio nell’ex collegio San
Felice. Dopo la celebrazione, come sempre in queste occasioni, ci si è
trovati sul sagrato per festeggiare i cresimandi accompagnati da madrine e
padrini, sorseggiando qualche bibita accompagnata da stuzzichini. Domenica
28 maggio.
Pellegrinaggio alla Madonna dei Miracoli di Morbio Inferiore. Fra
colore che hanno affrontato il lungo cammino, si è notata con
soddisfazione la presenza di alcuni bambini e alcuni giovani. 17
giugno. Si è
tenuta all’alpe di Pianca, organizzata dagli amici dell’Alpe, la festa
dell’alpe che ha riscosso un buon successo di pubblico. Grandi e piccini
sono accorsi numerosi per gustare un pranzetto in buona compagnia. 18
giugno. La comunità
della Canöva ha ospitato come tutti gli anni amici e conoscenti per la
tradizionale messa celebrata nella piazzetta della frazione. 22
giugno. Si è
celebrata la festa esterna del Corpus Domini con messa in piazza Valecc e
processione solenne in chiesa accompagnata dalla nostra filarmonica 9
luglio. Madonna di
Val Mara Per
la prima volta dopo il rifacimento del tetto (in piode come l’originale)
si è celebrata la Santa Messa in Val Mara. Ora che la copertura è sicura
bisognerà provvedere al restauro dei preziosi dipinti di Innocenzo
Colomba. Per questa opera necessitano fondi che tutti noi (e qui ci
rivolgiamo a tutti i lettori) dobbiamo cercare di racimolare, sia con le
nostre offerte sia e soprattutto avvicinando quelle persone e quegli enti
che potrebbero darci un sostanzioso aiuto. 1°
agosto Festa nazionale La
commemorazione del natale della patria quest’anno è stata tenuta al
Tusculum con il discorso del sindaco e fuochi d’artificio. È stato un
momento di festa e di aggregazione per tutta Arogno Agosto.
Nel contesto delle animazioni per la casa anziani del Tusculum vi sono
state due serate aperte a tutti, con proiezioni di film sotto le stelle.
Parecchi gli arognesi che ne hanno approfittato. 19
e 20 agosto. Si è
tenuta la tradizionale Festa del Tusculum con la messa animata dalla
corale di Melano, pranzi, tombola e altri momenti di gioiosa condivisione. 26
agosto. San Rocco Si
è celebrata nella restaurata chiesetta di San Rocco la Santa Messa
seguita da un simpatico momento di festa. Ora l’oratorio si presenta ben
ordinato e pulito all’esterno, con la sua splendida nuova facciata
rosso-mattone dipinta con colori naturali come era già stata tinteggiata
ai tempi, dove ancora manca però il restauro del tetto e dei muri
dell’abside (per i motivi noti già espressi in precedenza in questa
sede). All’interno per ora non si è ancora intervenuti in attesa di …
tempi (finanziariamente) migliori. 2
settembre. Mostra
di “quilts” Organizzata
dal “gruppo donne Patschwork”, e sotto l’egida della commissione
culturale, nella sala del consiglio comunale alla presenza di un folto
pubblico si è tenuta la vernice della mostra di coperte originali di
patschwork d’epoca provenienti dagli Stati Uniti, messe gentilmente a
disposizione dalla signora Lucy Ferrari (moglie dell’architetto Olivio
Ferrari originario di Devoggio, prematuramente scomparso e che ora riposa
nel nostro cimitero a fianco dei suoi avi, il quale si è affermato come
professore d’architettura negli Stati Uniti e soprattutto
all’università Virginia Tech di Blacksburg). Una mostra molto attraente
che ha visto molti visitatori (non solo donne) anche nella settimana
successiva 3
settembre festa
dell’artigianato. (Si
veda l’articolo del Mo Cometta) 14
settembre Messa
a Devoggio e benedizione della cappella degli Abicc. Al
momento del restauro della cappella degli Abicc il vecchio Crocefisso
debitamente restaurato, non era più stato messo nella cappella; la sua
antichità ed il suo valore artistico hanno consigliato di tenerlo in un
altro luogo per non indurre in tentazione i soliti malintenzionati ed è
così stato sostituito con un altro meno prezioso che però non era stato
ancora benedetto. Per
questo il giorno 14 settembre dedicato alla esaltazione della Santa Croce,
don Orlando ha celebrato la Santa Messa alla cappella della Madonna di
Lourdes di Devoggio, messa assai frequentata. Poi processionalmente i
presenti si sono recati alla cappella degli Abicc
dove don Orlando ha proceduto alla benedizione del Santissimo
Crocefisso. Dopo la cerimonia commovente ogni fedele è ritornato a casa
con nel cuore, sicuramente rinnovata, la fede in Gesù. 19
– 20 settembre Pellegrinaggio
dei bambini a Roma vedi “chiedi e ti sarà dato” 29
settembre. San
Michele Alcune
donne si sono impegnate per riaprire la chiesetta di San Michele almeno
una volta all’anno (da alcuni anni non vi erano più state
celebrazioni), organizzando la recita del Santo Rosario, seguito da un
assaggio di torte fatte in casa. 2
ottobre.
San Vitale In
occasione della festa di Santa Teresa del Bambin Gesù si è celebrata,
come tutti gli anni, la Santa Messa nella chiesetta di San Vitale. 10
ottobre Don Orlando parte
per le sue meritate vacanze in famiglia, ma non ci lascia soli. In caso di
bisogno telefonate, un prete risponderà sempre al suo telefono. |
PELLEGRINAGGIO ALLA MADONNA DEI MIRACOLI
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Un
po’ infreddoliti e alla spicciolata ci si è ritrovati sul sagrato della
chiesa poco dopo l’alba. Il tempo incerto non ha spaventato la
quindicina di persone (qualcuna anche di fuori paese) che ha affrontato il
lungo cammino in partenza da Arogno, muniti di sacco ombrelli e
mantelline. Fino a Rovio marciamo sulla strada principale deserta, lungo
la quale si aggiungono altri pellegrini. A
Rovio ci aspetta don Orlando con altre sei persone, che si mescolano al
gruppo e, tutti assieme
ci avviamo sul sentiero che porta a Melano passando per la cascata del
“Bott”. Viaggiamo cauti a causa dell’umidità che rende
sdrucciolevole qualche pietra del comodo sentiero. In
vista della cascata ci si ferma per osservare lo spettacolo della Sovaglia
che, dopo un paio di spumeggianti balzi che si intravedono là in alto fra
le magre fronde, esce con slancio dalla roccia e si inarca mirabilmente
per precipitare per una trentina di metri nel sottostante bacino,
spruzzando tutt’intorno una fine rugiada. Da lì, attraverso un sentiero
fattosi più dolce e pianeggiante che poi diventa strada di quartiere,
arriviamo a Melano dove altri pellegrini si aggregano alla comitiva. Saliamo
lungo la stradicciola che porta alla Madonna del Castelletto e, prima di
imboccare il sentiero che ci porterà a Capolago, ci fermiamo per recitare
una preghiera in comune. Il
sentiero ora entra nel fitto bosco e in un paio di ripide curve ci porta
ai ruderi del Castellaccio e da lì, in un balzo, siamo sulla strada
pianeggiante che costeggia l’autostrada. Don Orlando ci introduce alla
preghiera con una breve riflessione e poi si riparte per Capolago. Una
lieve pioggerella che ci fa aprire gli ombrelli ci accompagna fino dopo
Capolago. Ci
buttiamo poi a sinistra in un sentiero molto stretto, nel fitto bosco
dalle fronde madide di pioggia, che in breve ci porta alle cantine di
Mendrisio dove un gruppetto arriva cantando inni al Signore. Attraversiamo
poi la vecchia Mendrisio lasciando sulla nostra destra la chiesa di San
Giovanni con l’ex ginnasio e già ex convento dei Serviti, la chiesa di
Santa Maria e quella Parrocchiale. Giunti alla filanda, attraversiamo la
strada principale che porta a Castello (ed è l’unica volta che
calpestiamo l’asfalto di una strada di traffico) e ci inerpichiamo per
stradine ripide verso la chiesetta della Torre. Ci soffermiamo sul sagrato
ad ammirare il borgo risvegliatosi nell’atmosfera festiva con campane
che suonano in lontananza e qualcuno approfitta della pausa per aprire il
sacco e pescare qualche panino e un bicchiere di tè per ristorarsi.
Visitiamo la chiesa (sorta come cappella privata della famiglia Torriani)
ammirando in particolare le pitture del Bagutti di Rovio e, dopo una
preghiera, si riparte di buona lena su una stradina di campagna,
pianeggiante che ci porta a Corteglia e alla chiesa Rossa.
Il
tempo è sempre imbronciato ma non piove e non fa freddo, il che ci rende
più facile il camminare sullo stretto nastro d’asfalto, reso nero
dall’umidità, che ci porta in mezzo a vigneti ben curati e rigogliosi
nel loro delicato verde primaverile. Ai lati spesso ci accompagnano
antichi muriccioli a secco dai quali, di tanto in tanto, sbucano come
proiettili le cinciallegre intente a covare nei loro nidi nascosti dentro
gli anfratti fra i sassi. La
stradina confluisce nella strada che sale da Gorla e ci porta poi sotto la
chiesa Parrocchiale che svetta lì sopra fra un gruppo di belle case
paesane. Prendiamo
poi l’antica mulattiera che in un batter d’occhi ci porta alla Chiesa
Rossa (così chiamata per un grave fatto di sangue, una strage, successa
in una notte di Natale di 600 anni fa) posta a strapiombo sulla
sottostante valle dove il fiume Breggia serpeggia tranquillo fra antiche
case di mugnai (infatti, quel boccone di terra si chiama “i murnee”),
dopo essere uscito a salti dalle strette gole. Lì ci attende un signore
del luogo che ci fa da gentile guida. Ci racconta la storia della
chiesetta, ci parla delle pregevoli pitture presenti e dei “tribolati”
restauri testè terminati. Altra gente ci raggiunge in automobile
portandoci di che rifocillarci. Ci sediamo sul prato, sotto un antico
tiglio, per mangiare ma anche per riprendere le forze per l’ultimo
tratto. Prima
di partire prepariamo gli inni da cantare durante la messa e poi,
accompagnati da un forte acquazzone ci avviamo verso Morbio Inferiore. La
mulattiera erbosa si trasforma repentinamente in un ruscello capriccioso i
cui schizzi ci inzuppano fino oltre alle ginocchia. Arriviamo sul vecchio
ponte in fondo alla valle e guardiamo il Breggia che spumeggia quasi
divertito fra i sassi. Poi, dopo un attimo di pausa, con la pioggia che
ora si è un po` calmata, incominciamo a risalire la costa opposta per poi
ridiscendere, dopo aver scollinato sul cocuzzolo della “rotonda”,
verso il paese di Morbio dove siamo accolti dal suono “d’allegria”
delle campane e, all’oratorio, da alcune gentili signore che ci offrono
tè e caffè bollenti. Prima di salire al Santuario ci si asciuga un
pochettino e, chi è stato previdente, si cambia gli indumenti fradici. Alla
messa, introdotta da don Pietro prevosto di Morbio, partecipano una
sessantina di nostri parrocchiani che si uniscono idealmente ai
pellegrini, i quali, accompagnati dal suono della chitarra, hanno ancora
il fiato per cantare la messa. Don Orlando ci ricorda il significato
profondo del pellegrinaggio e chiude la celebrazione recitando la supplica
alla Madonna dei Miracoli alla quale la nostra comunità parrocchiale ha
dedicato questa giornata di preghiera. La
giornata finisce in allegria nel salone parrocchiale dove tutti i
partecipanti alla messa vengono accolti con calore umano, torte e bevande,
da alcune signore in rappresentanza della comunità parrocchiale di Morbio
Inferiore (a loro giunga il nostro caloroso grazie!).
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"CHIEDI E TI SARÀ DATO"
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Finalmente
un sogno diventa realtà Tutto
incominciò quel giorno davanti alla cascata del "Bot" durante
il pellegrinaggio a Morbio Inferiore : - E se portassimo i bambini a
Roma ?- Impresa
assai ardua! Con
il rosario fra le mani e passo sostenuto, don Orlando al quinto mistero si
lascia sfuggire un: -Si potrebbe fare!...- ...Ma
come?....Ma quando?....Con che mezzo?...Perché proprio adesso? Consapevoli
delle grandi difficoltà che avremmo dovuto affrontare nell’anno del
giubileo, non ci siamo scoraggiati perché la voglia di arrivare a Roma
era grande. Grazie
alle conoscenze di don Orlando, siamo riusciti ad ottenere l’alloggio
dalle suore, i "pass" per i bambini in prima fila e, con
l’aiuto inaspettato di una persona generosa, siamo partiti. Il
messaggio di benvenuto delle ferrovie ha reso cosciente il gruppo
dell’importanza di questo pellegrinaggio. In
armonia, fra canti e giochi siamo giunti a Roma. Depositati i bagagli ci
siamo avviati subito verso piazza San Pietro. Con grande meraviglia
abbiamo potuto accedere alla Porta Santa. L’emozione esistente sia fra i
grandi che i piccoli era palpabile. Con grande rispetto i bambini si
muovevano all’interno della Cattedrale sotto la guida di don Orlando;
ascoltavano con interesse e pregavano...Un attimo di silenzio: adorazione...
il Padre Nostro tutti inginocchiati davanti al Santissimo...sorgono in
loro le prime domande sulla confessione. Ritornati
al nostro alloggio don Orlando esaudisce il desiderio profondo della loro,
forse "prima", confessione. Ricevuto il perdono, prima di
coricarsi, visitano la cappella formulando le loro preghierine, sostenuti
dalle suore. I
canti mattutini ci danno il buon giorno. Ci alziamo pronti e caricati per
affrontare la giornata più importante per ognuno di noi. San
Pietro: una marea di gente. Con il canto del "granellino" nel
cuore entriamo. Giornata stupenda, atmosfera calda e densa di amore
fraterno. In
mezzo a una folla di pellegrini venuti da tutto il mondo, papa Giovanni
Paolo II ci salutava, salutava proprio noi, il piccolo gruppo di don
Orlando venuto da Arogno. Inimmaginabile
l’esplosione di gioia per l’accoglienza e la benedizione indirizzata a
tutti noi. Il Santo Padre si è fermato davanti a noi per pochi attimi,
abbastanza però perché ognuno di noi gli lasciasse qualche cosa di
nostro. Quei pochi attimi sono vivi tutt’ora nei nostri cuori e ci hanno
insegnato che l’umiltà di cuore è la colonna portante della
vita umana. ...Vieni,
vieni Spirito Santo....
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UN AVVENIMENTO DA NON DIMENTICARE
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Favorita
dal bel tempo, il due e il tre settembre si è tenuta nel nostro
villaggio, la fiera dell’artigianato, organizzata dalla commissione
culturale con la collaborazione del consiglio parrocchiale, del gruppo
genitori e del gruppo patchwork. La
fiera vera e propria, preceduta la sera prima dalla proiezione in piazza
Valecc del film “Pane e tulipani”, ha avuto inizio la domenica alle 10
e 30 ed è durata fino a pomeriggio inoltrato con le animazioni proposte
dal gruppo genitori per i bambini delle diverse età, all’asilo al
“Pasquee” e alla “Froo”. Le
vie della parte bassa del paese erano piene di artigiani e di banchetti di
venditori di prodotti locali. Ha suscitato particolare interesse, specie
fra i giovani, vedere il lavoro degli artigiani di professioni quasi
scomparse. Uno
spettacolo tutto speciale era dato dalla piazza Valecc, trasformata, per
l’occasione, in un autentico salotto con appese alle pareti delle case
le speciali coperte patchwork preparate con rara perizia e grande pazienza
da un gruppo di signore del paese a cui non manca certo il senso
artistico. Crediamo che mai si era vista tanta gente ad Arogno. Alla
maccheronata, offerta dalla Parrocchia sul piazzale delle scuole, molti
furono i partecipanti a gustare lo squisito piatto preparato con cura da
Guido e Corrado e dai loro aiutanti e servito da signore e signorine che
volontariamente si sono messe a disposizione. Per dare un idea del
successo basta ricordare che furono usati 50 kg di maccheroni. Il
banchetto è poi stato allietato dalle briose note dei musicisti Guido
Balmelli, Emanuele Delucchi e Renzo Pesciallo. A
noi non resta che ringraziare gli ideatori e tutti coloro che hanno
collaborato a rendere veramente interessante la fiera dell’artigianato.
Mo Rino Cometta
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LA PAGINA DEI GIOVANI
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"Non
abbiate paura di diventare i santi del duemila" Ecco
arrivato il mese di agosto che già da parecchi anni, per me, significa
partire in pellegrinaggio. Il
10 agosto con i 130 giovani delle diocesi di Lugano e Coira sono partito
in direzione di Gualdo Tadino, paese nei pressi di Assisi, dove ci siamo
stabiliti nella prima settimana per conoscere meglio e più a fondo San
Francesco d'Assisi. Il posto era bello e abbiamo avuto a disposizione un
convento dove alloggiare. In
questo luogo sono ancora chiaramente visibili i segni del violento
terremoto di tre anni fa e anche durante la nostra presenza abbiamo
sentito delle piccole scosse di assestamento che però non sono riuscite a
rattristare o preoccupare l'ambiente gioioso che si stava creando. Durante
questi cinque giorni abbiamo potuto fare nuove amicizie e rafforzare le
vecchie, ma soprattutto imparare e conoscere la vita di S. Francesco,
seguendone la storia e visitando i luoghi che hanno segnato il suo cammino
verso Dio. Per
concludere questa prima settimana, ci siamo recati ad Assisi in
pellegrinaggio a piedi. Il
15 di agosto, lasciato Gualdo Tadino, ci siamo avviati verso Roma dove si
sono uniti a noi altri 70 giovani della Svizzera italiana. Una
volta sistemati nelle aule della scuola che ci ha ospitati, ci siamo
recati subito in San Pietro per la celebrazione dell'accoglienza con il
Santo Padre. I
giorni seguenti ci siamo incontrati con giovani di tutto il mondo per le
catechesi e le varie attività e il 18 siamo andati in pellegrinaggio
giubilare fino a S. Pietro dove abbiamo potuto passare sotto la Porta
Santa. Il
19 agosto è il giorno dell'evento. Moltissimi altri giovani si sono messi
in cammino come noi dal centro di Roma per raggiungere Tor Vergata, luogo
d'incontro con il Santo Padre per la veglia. Partiti
da Roma alle 4.00 siamo arrivati a Tor Vergata poco prima di mezzogiorno e
ci siamo sistemati sopra una piccola collina, nel settore a noi riservato.
Il sole batteva caldissimo sopra di noi e non c'erano alberi sotto i quali
ripararsi. Ci siamo così arrangiati meglio che potevamo costruendo
dei ripari di fortuna con rami presi in un boschetto ai bordi di Tor
Vergata. Nonostante il caldo, l'ambiente era eccezionale, tutti erano
contenti e festaioli. Finalmente verso le 19.00 il sole è tramontato e la
temperatura si è fatta più fresca. Alle 20.00 ecco il Papa, accolto dal
battito di mani di due milioni di giovani; inizia la veglia! È stato un
susseguirsi di testimonianze, preghiere e canti. L'atmosfera era
bellissima, le parole del Santo Padre sono state commoventi e quando, con
grande sforzo, egli si è alzato a ballare e battere le mani con noi,
l'emozione é stata troppo forte e molti hanno cominciato a piangere di
gioia. A concludere la veglia c'é stata una spettacolare esibizione di
fuochi d'artificio. È
tardi e il Santo Padre, comprensibilmente stanco, è partito, ma la festa
a Tor Vergata continuata per tutta la notte. Domenica
mattina, stanchi ma con il morale altissimo. Alle 8 è arrivato il Papa e
la celebrazione eucaristica è cominciata. Al termine di essa si è
conclusa la XV Giornata Mondiale della Gioventù. L'appuntamento alla
prossima è Toronto, Canada nel 2002. Siamo
partiti verso casa prestissimo, erano le 4. Sul pullman abbiamo dormito,
sfiniti ma pieni di felicità. Eccoci in Ticino, é l'ora dei saluti:
anche qui vi è stata una forte emozione e le lacrime non sono mancate. Ci
lasciamo comunque ricaricati, pieni di gioia e di fede e pronti a
ritrovarci tutti assieme per una nuova e grande esperienza di vita. Raoul Cometta
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COME L'ARABA FELICE
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Non mi passa inosservato l’invito a collaborare al
Bollettino Parrocchiale divenuto ufficiale con il numero di Pasqua 2000
dopo i vari inviti privati rivoltimi in questi ultimi tre anni dal
segretario prof. Renzo Medici. Ringrazio, mi arrendo e ridiscendo in campo. Rientrando, definisco bene il campo che sarà unicamente
quello della storia del paese. Mi sia però concesso, per questa volta sola, di derogare
dal proposito, per decorare sul campo il nostro Consiglio Parrocchiale
per merito preclaro. Fedele
come Abramo all’impegno di non volgermi indietro sulla via
dell’esilio, non so cosa mai abbia fatto o disfatto il Consiglio
Parrocchiale in tutto questo tempo. Nessuno mi ha mai riferito, tanto meno
ho indagato. Ma il proverbio dice che « l’occhio vuole la sua
parte » e il mio quarto d’occhio residuo mi ha rivelato due cose. Prima :
il restauro dell’Opera Pia per farne un piccolo centro parrocchiale,
cresciuto a pochi metri da me; ultimo mio desiderio espresso sull’ultima
pagina del bollettino che avrei giurato l’ultimo della mia vita. Seconda
– che mi ha molto impressionato e commosso -
le trimestrali edizioni del bollettino tra il settembre 1997 e il
2000. Non
avrei mai immaginato tanto e non solo per il livello pari se non superiore
alle edizioni che le hanno precedute. Ho
avuto l’impressione – forse errata – che i miei parrocchiani si
siano adeguati presto alla nuova situazione, certamente eruditi dal proverbio che dice «morto
un papa se ne fa un altro»
ma ho avuto anche quella nettissima che il più grande timore, giuntomi da
più parti, riguardasse proprio l’avvenire del bollettino. Il
Consiglio Parrocchiale si è fatto autore, redattore ed editore cercando
collaboratori dove ha potuto, trovandone nuovi e stanando i latitanti, non
esitando a ricorrere ancora anche a me che ormai ero entrato in una zona
senza ritorno. Per
me e per coloro che con me hanno dedicato giorni ed ore al bollettino per
oltre trent’anni, è fonte di grandissima consolazione. Grazie di cuore
a chi con tenacia e speranza
ha tenuta accesa la fiamma che qui continua per un rinnovato incontro di
cuori fin che Dio vorrà.
d.w.
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LE SCUOLE DI AROGNO NELL'OTTOCENTO
Introduzione
Affido
alle pagine del primo amore questo breve lavoro sulle scuole di Arogno e
Pugerna, che potete chiamare come volete ma non Storia. Storia infatti è
il racconto di fatti passati e presentati dopo serie ricerche, verifiche
confronti che qui non sono stati fatti. Qui sono solo presentati dei dati
veri, trascritti da libri ufficiali. Si tratta
di materiale sul quale altri sono invitati ad indagare inserendolo
nel più vasto contesto della storia del Paese .Solo allora si potrà
parlare di storia. Siccome
quanto sto esponendo dovrebbe interessare anche gli scolari di oggi,
ricorderò loro un’antica favola che metterà ulteriormente bene a posto
tutte le cose. La cornacchia e il
pavone C’era una volta una cornacchia che
si recò ad un concerto organizzato dal Conservatorio
degli Uccelli nel quale si eseguiva
la Sinfonia Universale composta
da un Beo indiano su testo di
un uccello del paradiso e per l’occasione diretta da uno splendido
pavone. Il coro e l’orchestra erano disposti in un’immensa radura
contornata da una sterminata foresta ma anche migliaia e migliaia di altri
uccelli occupavano ogni più piccolo ramo e partecipavano al concerto:
usignoli, cardellini, merli e fringuelli e ogni altro genere di pennuti.
La cornacchia ne fu sbalordita e, presa dall’entusiasmo, volle lei pure
unirsi al coro generale lasciandosi andare ad un gra, gra, gra,
che causò il finimondo. Tutti dapprima ammutolirono poi esplosero in un
generale coro di fischi e di proteste. Il pavone, sdegnato, le rivolse uno
sguardo di fuoco e con un rabbioso colpo di bacchetta, fece sospendere il
concerto, con grande dispetto di tutti i musicanti. La povera cornacchia
volò via a precipizio, ma in cuor suo covava la vendetta. Difatti attese
che il pavone ritornasse nel suo nido e quando vide che si era
addormentato profondamente, gli si avvicinò e gli strappò le penne più
belle e se le mise tutt’attorno, sul capo, sul dorso, sulle ali, sulla
coda e corse allo specchio per ammirarsi. Alcuni uccelli che avevano
seguito la scena, passarono la voce ad altri, ed gli altri agli altri,
tanto che in un baleno si radunò una folla che si piazzò proprio
all’uscita del nido della cornacchia. Quando questa uscì per
mostrarsi al pubblico, un coro altissimo di scherni la accolsero. Il trucco non era riuscito. La povera
cornacchia dovette rassegnarsi a rimanere cornacchia lasciando al pavone
l’onore e la gloria del suo stato. Anche i bambini avranno capito la
morale della favola. Ciò che andrò dicendo non è infatti farina del mio
sacco, ma è soltanto una mia elaborazione dei dati raccolti dal signor Rito
Sartori di Arogno il quale ha fatto un lavoro immenso e benemerito trascrivendo i verbali
dapprima del Patriziato e poi
del Comune di tutto l’ottocento, ossia del secolo decimonono. Su questo
materiale io ho potuto lavorare e spero di poterlo fare ancora. A lui va
quindi la riconoscenza per il grande contributo che ha dato alla
conoscenza del nostro passato. Don
Walter La scuola di Arogno prima di Stefano Franscini. Il
mio primo approccio con la scuola risale all’anno 1930, a fine ottobre.
La guardia alle capre affidata ai ragazzi anche molto piccoli, dava segni
di tregua, perché sempre si trattava di battaglia contro l’estro di
quelle perfide bestie e la loro golosità per le castagne. Si entrava
ormai nel periodo della quiete dei sensi e del “pos a rüsp”, (cioè
nel tempo in cui la raccolta delle castagne era libera e quindi ciascuno
doveva difendere le proprie anche dalle capre) e i ragazzi potevano
dedicare qualche mese anche alla scuola. Ad inizio primavera ritornava il
richiamo delle capre e degli alpi. Ebbi l’impressione di entrare nel
regno dei grandi perché sono sempre stato un po’ patito della scuola e
tutti i miei compagni, una trentina di otto classi assieme, erano più
grandi di me e potevano addirittura tener testa alla maestra. Terminata
una battaglia ne iniziava quindi un’altra non meno tenace. Riconosco che
la bacchetta in mano alla maestra era uno strumento di carezze perché un
mitra ci voleva. Mi colpirono subito la croce alla parete e il quadro di
un uomo certamente importante. La croce mi era abbastanza domestica, ne
avevo viste parecchie in giro ed una anche in camera dei miei genitori,
nera, con un Cristo appiattito in metallo con sopra scritto I.N.R.I.
Più volte chiesi a mio padre che cosa volesse dire e lui stentò
molto a darmi una risposta. Finalmente, per farmi tacere, mi disse:” che
vuoi che ti dica, figlio mio, si vede che il Signore ( perché quello era
il Signore) si chiamava Enrico. Capii che l’argomento non era il forte
di mio padre e mi tenni il dubbio fin sui banchi del ginnasio quando i
preti, con dovizia di esempi mi insegnarono l’acrostico, una
figura retorica applicata non solo alla poesia, come il sonetto, ma anche
al linguaggio commerciale, le cosiddette sigle. Naturalmente si gettarono
con competenza sull’I.N.R.I del crocefisso, dove le prime lettere di
ogni riga del cartello posto sopra la croce da Ponzio Pilato, avevano un
significato; Jesus Nazarenus Rex Judeorum.
Cominciai a convincermi che la distanza tra me e mio padre diventava
sempre più grande. Riguardo
al quadro imparai che si trattava del padre della scuola ticinese, quello
Stefano Franscini la cui presenza troveremo molto viva e determinante
proprio nell’argomento e nel secolo che stiamo per trattare. Ma
giustamente il quadro non soppiantò la croce. Proprio quando io entravo a
scuola, infuriava in Ticino una battaglia serrata capeggiata dal vescovo
Aurelio Bacciarini anche per mantenere il crocifisso nelle scuole. I
preti, quattro anni dopo, cioè quando iniziai il ginnasio, decantavano
ancora la vittoria e ne andavano fieri come i proconsoli romani ai tempi
delle forche caudine. Ho
scritto “giustamente” anche solo da un punto di vista storico.
Infatti, prima di Stefano Franscini, nessuno pensava alla scuola se non i
preti, i quali si incaricavano di insegnare come sapevano e come potevano
anche ai ragazzi delle più sperdute comunità a “ leggere, scrivere e
far di conto” come usava dire allora. Anche ad Arogno troviamo le prime
scuole, ancor prima del 1800, tenute da vari cappellani di alcuni dei
quali si conservano i nomi. Notiamo che alcuni provengono anche da molto
lontano, lasciano spesso ed anche appena arrivati e ne possiamo intuire i
motivi: disaccordo con i Parroci, abitazione precaria, poca o nessuna
paga, in genere costituita da legna per l’inverno o castagne non sempre
fornite da tutti. “ stante che il
sign. Giacomo Gianini Capelano della nostra Comune si lagna che alcuni
individui non li danno il viaggio di legna all’anno come convenuto con
istromento, la Municipalità ha decretato che entro il mese di dicembre e
passato il quale tempo la Municipalità li farà pagare soldi quindici per
ogni carica” (verbale 5 dicembre 1840).Nel
1846 il Comune “consegna la casa nuova di proprietà comunale al sign.
Cappellano, cioè il suo appartamento” (verbale 20 marzo 1846) In
un’assemblea del “ 24 febraro
1753, si incantano maroni e noci che si ritrovano nel Pasquaro, sitto
comunale a beneficio del Capellano.” Altra difficoltà per i
cappellani proveniva dalla scarsa frequenza dei ragazzi alla scuola e loro
poca disposizione alla disciplina e al rispetto verso i maestri. Penso che
anche ad Arogno già allora valesse il detto “
montanini, scarpe grosse e cervelli fini” come si diceva nella mia
valle il secolo dopo. Non che i ragazzi non amassero studiare e non ne
avessero il talento, ma la situazione in cui erano chiamati a vivere,
impediva loro di distogliere gli occhi dal bestiame e dal lavoro
materiale. Quei pochi che potevano sganciarsi da questa dura realtà
riuscirono sempre ad imporsi anche nel sapere.
Continua...
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